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29 settembre 2008

Teora(Alta Irpinia, Italia, Europa) ALL'OMBRA DI DE SANCTIS I TIGLI STANNO A GUARDARE..


Una... strana partita a Bowling Background...
Teora, punto e a capo.
Maretta in maggioranza?
Da qualche giorno si respira l’aria frizzantina ( per alcuni aria di tempesta) già conosciuta  prima che tra sindaco (Di Domenico) e vicesindaco (Casale)  scoppiasse la lite che portò alla caduta di Di Domenico e alle nuove elezioni (2005).
A voler dare ascolto al tam-tam che di solito accompagna certi eventi, il vicesindaco avrebbe annunciato uno “scatto d’orgoglio” a fronte di una serie di  “sgarri” ricevuti dal suo capo: “sgarri”-piccoli grandi dipende dal punto di vista- che possono identificarsi nel “taglio d’erba sotto i piedi” del vicesindaco (Stefano Farina). Qualche esempio? Un intervento alla festa del PD (partito del Farina e non di Di Domenico). Un intervento polemico con il parroco che ha “tagliato la festa” a Pro Loco e Farina stesso. Nuovo intervento del sindaco su presunti “fallimenti familiari, professionali e privati” di teoresi non nominati (fatto che ancora tiene banco fra  i commenti della gente). Ancora esternazioni su terreno di competenza di Farina (lavori pubblici, cultura, pubblica istruzione). E infine un procedimento disciplinare contro un dipendente (amico del Farina) che sta facendo molto discutere e per diversi motivi che proviamo a riassumere esemplificando:

Il pesante provvedimento (6 mesi di sospensione con decurtamento dello stipendio) si riferisce al “caso benzina” per il quale sono fin qui coinvolti Casciano, Casale e anche lo stesso sindaco Di Domenico (i primi due in attesa di giudizio e il sindaco in attesa di udienza per rinvio a giudizio richiesto dal PM). Ebbene proprio quest’ultimo attiva un procedimento che  colpisce un dipendente (accusato di stesso reato ma che ha scelto di patteggiare) per il quale il Comune aveva deciso di non costituirsi parte civile ,contrariamente a quanto fatto per gli altri due amministratori (atto che dovrebbe essere confermato anche per il sindaco Di Domenico).
Se da una parte si invoca l’”atto dovuto”, dall’altra si sottolineano almeno 3 circostanze a favore del dipendente.
1) Il provvedimento disciplinare appare molto tardivo rispetto all’andamento dei fatti, al patteggiamento per cui non ci si era costituiti nemmeno “parte civile”.
2) Il provvedimento disciplinare appare esagerato rispetto ad altro provvedimento disciplinare preso nei confronti di altro dipendente (altro tipo di illecito ma punito con pochi giorni di sospensione e silenziosissimo velo intorno alla vicenda che comunque sta tornando-segretato o no- a galla fra l’opinione pubblica.
3) Il provvedimento disciplinare è arrivato dopo che il dipendente aveva fornito nuovi elementi di giudizio ai magistrati sulla vicenda “benzina-bis” che coinvolgeva il Di Domenico.

A questo punto l’”atto dovuto” è apparso a taluni un “atto voluto”, anche sull’onda d’una discussione (a livello nazionale però) agitata da chi ritiene che “In Italia-Corsera P.Ostellino-dilaga da tempo una dittatura caotica di uno Stato invadente”. E denuncia -sempre Corsera, Ostellino(13-09-2008)- che “La pubblica amministrazione si fa le sue regole a danno dei cittadini”. E poi conclude: “Ma chi ci difende da questo Stato?”.

Tornando ai fatti di Teora, da tanti definito paese in stallo e in declino nonostante avverbi, aggettivi e immaginarie magnificenze , c’è chi vede la riproposizione d’uno stato di crisi simile a quello che portò poi al crollo della amministrazione Di Domenico.
Già diversi commenti pongono la questione dei rapporti di forze in Comune, soprattutto fra sindaco e vicesindaco..
Se questi interrogativi sono fondati, nei prossimi giorni ne sapremo di più, ma al momento non si vede nessun vicesindaco in grado di opporre veti.
Sgranati come un rosario, i fatti sono sul tavolo: Stefano Farina vicesindaco, non si oppose alle pale eoliche che dichiarava nemiche del turismo e del paesaggio, non si oppose al compostaggio per più o meno identici motivi, non si oppose ai prefabbricati simbolo del terremoto e concorrenti dei cittadini che posseggono immobili, non si oppose a comizi inutili e dannosi in consiglio, non si è opposto allo scempio dei tigli (nel senso che dopo la capitozzatura avrebbe potuto far qualcosa), non si è opposto all’invasione dei camion delle cave che passano per il centro. non si è opposto o non ha corretto certe dichiarazioni o atteggiamenti del suo sindaco evidentemente fuori luogo e fuori le righe; ha sostenuto false lettere e false firme per scopi diversi per quelli dichiarati a ingenui che hanno firmato; ha lasciato-o dovuto lasciare-che i bambini non facessero informatica; non c’è data che ricordi una qualche manifestazione culturale di spessore, nessuno è in grado di parlare di sue eventuali opere pubbliche ( e del corso Plebiscito ne parla infatti il suo sindaco).
Di lui, e dopo due anni e mezzo.. ché il “noviziato” è finito da un pezzo, si ricordano celebrazioni e parole, parole e celebrazioni, e miti o siluranti “riflessioni” a bassa voce-quasi inudibili- quando invece più d’una volta c’era forse da sbattere  pugni sul tavolo e mandare al diavolo -a voce alta-ben altro: come ad esempio quella cooperativa di Caposele 2001, detta Onlus senza esserlo e che ha generato molti problemi a chi ha avuto la ventura di lavorarci.
Non era anche Farina a volere una cooperativa fatta da teoresi? Come il centro polifunzionale?
Non si è fatto nulla di ciò e la risposta è stata sempre “Non si poteva fare...non si poteva fare...”. E nel durante, sempre silenzio ; un silenzio  inutile e patetico, dietro il quale si sono nascosti strani triofali sorrisi. Come se le cose pubbliche si potessero nascondere e non risolvere. Che sciocchezza!

Per questo, le voci e le chiacchiere che circolano in questi giorni su eventuali “scatti d’orgoglio” (sic!) ci lasciano del tutto indifferenti. Amministrare è cosa molto diversa dall’organizzare feste e  il vicesindaco dovrebbe aver capito che non c’è alcun “genio politico” alle sue spalle. Il suo sindaco, piaccia o no, ha “titolo” per procedere come gli pare e non deve dar conto al suo vice se questi non può o non sa farlo. Ci vorrebbe la “politica”, ma dovè la “politica”?
A dirla con Festa, quando non cè la poltica , con la sua nobile arte della mediazione, c’è l’avvento degli istinti primordiali che confliggono con il vivere civile. Se poi alla mancanza di politica si aggiunge l’assenza di autorevolezza del ruolo che si ricopre, è la confusione a scandire i ritmi del vivere sociale.
Alla fine, credibilità e autorevolezza sono come i clienti dei commercianti: anni per conquistarli e un minuto per perderli.


La democrazia ideale e reale (secondo De Sanctis)
A firma di Renato Lio, è arrivata una E-mail che riproduce brani di Francesco De Sanctis, tratti dalla sua opera “Democrazia ideale e reale”. Il sig Renato si dice un volontario che nel 1980 si prodigò in Alta Irpinia (Lioni e Morra) e che da allora segue quando può e dove può le vicende della zona. “Imparai a Morra-scrive-ad apprezzare il De Sanctis e quando tornai in Umbria mi regalarono dei suoi libri, da uno dei quali ho trovato queste parole quando entrò in Parlamento. Per questo, quando ho letto la citazione di De Sanctis su orizzonti e finestre, ho pensato che fosse più utile rileggere il pensiero del letterato-filosofo sugli uomini politici del suo tempo”.

Da “La democrazia ideale e reale...e Saggi sul realismo” di Francesco De Sanctis.
De Sanctis diceva che l’ onestà è prima qualità e la maggior forza d’un uomo politico.
Secondo il critico Russo, De Sanctis fu riformatore morale e politico, ispirato alla religione. “Alla religione-diceva- che non prevede voltafaccia, tradimenti morali e materiali”. E ancora: “ De Sanctis idealista etico-civile, rappresentante della cultura che genera l’etica, un modo di vivere, una condotta civile e individuale.  Il suo era un andare verso il popolo , lottò per la cutltura e non contro la cultura, per il liberalismo cattolico che propugna libertà, verità, famiglia e giustizia”.
Sul “Diritto” De Sanctis scrive e conclude che “bisogna purificare l’ambiente”.
Poi attacca Guicciardini “ovvero il trionfo del particolare contro gli interessi collettivi e il prevalere della prepotenza di gruppi di potere da cui nasce la confusione dei vocaboli e la confuzione delle coscienze”.
De Sanctis attacca infine “la corruttela politica che è il trasformismo dei linguaggi falsi, dei comportamenti, la divaricazione fra morale e politica, contro i “bassi-fondi sociali” in cerca di vendette e falsa democrazia”.
Cosa si può fare? Secondo l’illustre letterato e filoso, “La rinascita non può venire che dall’alto, il popolo non può farlo spontaneamente”
E aggiunge: “Si aspira al nuovo e non si ha la forza di impossessarsene, e si rimane in superficie, celando il vuoto sotto frasi sonore. Ci sono uomini in cui la fede  è così piccola e superficiale, che spesso vediamo mutare le loro idee e dire l’opposto da un giorno all’altro, e non se ne vergognano loro  e nessuno se ne vergogna per loro.
“E’ fiacchezza di carattere, la codardia morale, la sfrontata menzogna, la dissimulazione dei propri fini costtuiscono una atmosfera equivoca da demi-monde nella quale marcisce questa mezza bassa cutura”.
“Non possono esistere tre e più bandiere in saccoccia...conservatori progresisti e progressisti conservatori...Sono vergogne quando non sono esempio di ingenuità dell’ignoranza.
“Si parla per parlare e la confusione dei vocaboli attesta la confusione dell coscienze che apre la strada alla corruttela politica. E così in luogo di alzare la moltidudine, si scende sempre più adeguandosi alla politica di basso cabotaggio, provinciale e comunale”.
“I più arditi prendono aria da bravi; i più accorti scambiano l’arte di amministrare con le furberie e l’intrigo.
“I più mediocri dondolano il capo come volessero dire-anche noi siamo qua...”
De Sancitis poi si chiede “Cos’è la politica?”
E risponde: “Politica per i mediocri è farsi gli amici e gli alleati, vantare protezioni che non possono dare, parlare a mezza bocca, congiungere l’’intimidazione con la ciarlataneria. Politica istitniva della mediocrità e dell’igmoranza, che si pratica benissimo fino nei più umili villaggi, da chi vuole essere sindaco o almeno consigliere, per qualche privilegio d pochi e non dovere di tutti.
E prosegue: “Poiché la vita pubblica è ristretta in gruppi, viene che questi a poco a poco si strasformano in vere associazioni di cointeressati o, come si dice, consorterie; e sempre in nome del paese, non si mira ad altro che a fare gli interessi di questa o quella consorteria. Onde nasce che il paese non veda colà che centri di corruzione, e dopo i disinganni diviene scettico, indifferente e maldicente, confondendo tutti in una sola condanna.
“Se questi esprimessero almeno movimenti d’idee o interessi pubblici, ma trovano invece rappresentare interessi piccoli e privati da dove traggono forza e origine...”.
E ancora “Questi gruppi nel paese non rinmangono stazionari; s’ingrossano talvolta più o meno secondo i timori e le speranze ed anche le illusioni. La parte nuova è sempre  più scadente dell’antica: perché gli antichi sono in generale persone che hanno fatto le loro prove, una tradizione a cui sono legati; mentre i nuovi sono per lo più uomini che poco fidano nel loro stesso valore personale, ma hanno fretta e trovano nella politica cammino rapido verso le proprie mire”.
E chiude: “Ormai siamo giunti a questo: che non sappiamo più cosa è Destra e cosa è Sinistra, e cosa vogliamo e dove andiamo. Ubbidiamo a impressioni momentanee, e secondo il vento che si leva ....
“Una maggioranza è degna di governo quando abbia davanti sempre gli interessi generali, ai quali sappia sacrificare gli interessi familiari, di amici e gli aderenti al proprio gruppo. Altrimenti è solo una consorteria. E non cè più stima quando gli atti d’una siffatta maggioranza possono essere attribuiti a interessi privati, familiari e di parte, a nepotismo, a favoritismo e partigianeria.
Perché chi agisce così è il peggior nemico del suo paese e di sé stesso”.


Ed ecco il commento che ha aperto la discussione sui nuovi fatti che stanno accadendo a Teora, ma che è finito fra quelli che si riferivano al Formicoso. Lo riproponiamo in evidenza.


commento di   FF -   lasciato il 21/9/2008 alle 10:32
Complimenti al blog V* e eb. Sono due complimenti diversi: al primo, perchè rappresenta per Teora un momento di crescita culturale e di libertà.Al secondo, perchè, quando scrive con il cuore è insuperabile(mi riferisco all'albero Attilio e non alle virtù degli amministratori. Il buon vino con il tempo migliora). E' evidente che questa amministrazione è in difficoltà e che stanno venendo a galla tutte quelle incoerenze, discrepanze ed alcune volte incapacità, (non mi accusate di essere troppo buono) evidenziate in campagna elettorale e successivamente. Orbene, il collante che legava il gruppo di Farina con Di Domenico e gruppo "Tribù" non è più efficace, almeno in parte. Abbiamo un nuovo scenario, gli equilibri sono cambiati: Farina ha perso gran parte dei suoi uomini e non riesce più "contrastare" l'azione del sindaco anche per le mutate condizioni politiche provinciali/regionali. (Casciano/Di Domenico /UDC De Mita, Pro-loco/ecc.- Sono curioso a tal proposito, vedere cosa farà il mio amico Vito). Prova evidente, ultima, che è stato assunto un duro provvedimento disciplinare contro un dipendente comunale reo di aver confessato la verità in Procura - gli atti sono a disposizioni delle parti - ed il vice non è stato capace di mitigarlo; si potrebbero citare tante altre circostanze nelle quali il sindaco non consulta il suo vice anzi gli fa i dispetti politici ed oscura le sue iniziative anche sui giornali. In generale, l'attuale maggioranza perde consensi, anche se iniziata "l'azione di recupero" con qualche incarico professionale agli avversari politici e le briciole ai tecnici amici; le polpette le mangiano fuori! Come si evolverà lo scenario politico? Quale futuro per questa comunità? Sono finiti i tempi in cui il vice difendeva con encomi solenni il suo capo lista? A voi blog.

 




permalink | inviato da vocirpine il 29/9/2008 alle 19:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (86) | Versione per la stampa


7 settembre 2008

VOCIRPINE AFFIANCO AL MANIFESTO DEL CORRIERE PER IL FORMICOSO (ALTA IRPINIA, ITALIA, EUROPA..)

L'APPELLO DEL GIORNALE AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO


ECCO LA PRIMA PAGINA DEL CORRIERE

A CUI HA RISPOSTO SILVIO BERLUSCONI


IL MANIFESTO APPELLO DEL CORRIERE


Una giusta vertenza per il futuro dell’Irpinia

Lo scenario che si prospetta per l’Irpinia è doloroso e deprimente: emblematicamente ed in maniera aggravata esprime e rappresenta il processo di degrado a cui sembra destinato l’intero Mezzogiorno. La realizzazione di una megadiscarica di rifiuti sul Formicoso, dopo quella di Ariano e di Savignano a servizio non solo della Campania ma anche di altre regioni, costituirebbe la sentenza definitiva di un processo nefasto, in corso da tempo. Gli Irpini, che non si sono fatti piegare dai disastri naturali, a cominciare dai terremoti, rischiano di restare vittime delle scelte scellerate dei governanti. La prospettiva della desertificazione umana del territorio, egregiamente fronteggiata nei tanti processi migratori, si presenta, oggi, in maniera più minacciosa. Non è, però, il caso dì arrendersi e rimanere passivi: la medaglia d’oro al merito civile ce la siamo meritata, reagendo con forza e tenacia alla tragedia del sisma del 23 Novembre aell’80, e dobbiamo difenderla con altrettanta determinazione.

E’ giunto il momento di mettere in cantiere una grande vertenza, per salvare il futuro della nostra terra. Per noi, per la Campania, per l’Italia, per l’Europa. Le condizioni di base ci sono: la collocazione strategica, le risorse naturali, a cominciare dall’acqua e dai prodotti tipici, le aree industriali attrezzate, i processi industriali operanti, il patrimonio edilizio, le potenzialità ambientali, le energie umane e professionali. Per evitare il disastro definitivo bisogna solo crederci ed attivarsi con determinazione ed idee chiare.

Ci rivolgiamo, perciò, a tutti gli irpini, che credono nel futuro della nostra terra, senza distinzione di ruoli e di credo politico, per aprire una stagione di confronto, di proposte operative, di rinascita della nostra terra.I rappresentanti istituzionali dì ogni livello, le forze politiche e sindacali, le organizzazioni professionali, gli strumenti di informazione e di formazione, il mondo della cultura la società nel suo complesso non possono rimanere insensibili e passivi, rispetto alla prospettiva di arretramento e degrado del nostro territorio. Ognuno faccia la sua parte per ottenere che si realizzino finalmente le infrastrutture strategiche, viarie e ferroviarie di cui si parla da decenni, perché si salvaguardino le nostre risorse naturalì, ambientali ed umane, perché le attività economiche, industriali ed agricole, si sviluppino e non continuino ad andare incontro al fallimento. L’intero territorio della provincia, a cominciare dall’Alta Irpìnia, che, oggi, è soggetto ad una prevaricazione inaudita, è in condizione di dare un contributo produttivo alla crescita, se non viene ridotto a discarica di rifiuti. La vertenza che proponiamo non è animata da semplice spirito rivendicativo; vuole nutrirsi di idee, proposte e confronto, per mettere in moto energie locali e richiamare interventi esterni. La stessa politica ne potrà ricavare grandi benefici, riqualificandosi come strumento di interpretazione e trasformazione della realtà e cessando di mortificarsi come vuoto strumento clientelare e di potere personale.

Lavoriamo tutti affinchè all’Alto Calore si parli di salvaguardia delle risorse idriche e non delle poltrone di questo o quel soggetto, all’ASI si discuta dello sviluppo del processo industriale e non si badi alle prospettive di carriera di questo o quel dirigente, nelle istituzioni di vario tipo e livello si programmi la rinascita dell’Irpinia e non ci si limiti a manovre per sostenere o far cadere maggioranze numeriche, negli organismi dirigenti dei partiti sì lavori per vitalizzare il processo democratico e animare il confronto politico e non ci si riduca a cercare garanzie per percorsi carrieristici.


Il Formicoso


VOCIRPINE , NELL’UNIRSI AL MANIFESTO DEL “CORRIERE” PER IL FORMICOSO, PUBBLICA UNA PRIMA LISTA DI ADESIONI DI GENTE DI TEORA, CAPOSELE E QUALCHE ALTIRPINO (LONTANI PER LAVORO) AI CONTENUTI DELL'APPELLO DEL CORRIERE:


V* VOCIRPINE

DON PASQUALE ROSAMILIA parroco di Teora

ANGELA LILOIA - chirurgo vascolare

RAFFAELE BONIFAZI - cardiochirurgo

GAETANO MILANO -avvocato

STEFANO BONIFAZI- Giornalista

RESTAINO FRANCESCO - medico ginecologo (già sindaco di Teora)

FIORE PEPPINO - medico chirurgo

FRATIANNI DONATO - Architetto

FORCELLA FRANCESCO -Architetto

GAETANO VITALE - medico chirurgo

GENNARO RESTAINO -  medico radiologo

ITALIA TOMASETTI -farmacista

ZARRA dottor GAETANO

GAETANO VITALE medico Teora

GIUSEPPE MILANO architetto

AGNESE COGLIANO - sociologa

SALVATORE PORRECA - architetto

TONINO CAPRIO - insegnante

PASQUALE CALISE - insegnante

GIUSEPPE CASALE - avvocato (già sindaco di Teora)

VALENTINA RESTAINO avvocato

DINA LILOIA - avvocato

MARIA LA PENNA medico pediatra

TIBERIO CAPPUCCIO veterinario

PAOLA RESTAINO avvocato

GIORGIO RUBINI dirigente

GIUSEPPE  FINELLI sociologo dell'Economia-Service Sales Specialistin HP

GINO GRASSO già presidente Misericordia Teora

DINO GUARINO geometra

ANGELO RESTAINO scienze  umanistiche

VITO ZARRA vicesegretario DC Teora

RAFFAELE FINELLI imprenditore

DARIO AMATO architetto

ENZO COGLIANO -politico

LUIGI LARICCIA farmacista

SALVATORE GRASSO direttore Tesoro Molise, capogruppo minoranza Teora

NICOLA FIORE 

RAFFAELE CAPRIO

GENNARO DI NICOLA  insegnante

ANNIBALE PETOIA

VITO CALISE pensionato

LUCIANA PETOIA

ANTONIO DE ROGATIS (Geppino) dirigente

PASQUALE CALISE insegnante


FRANCHINO CLEMENTE artista e musicista

BEATRICE TAVERNESE medico pediatra

NICOLA GIOIELE dirigente ospedaliero (Lacedonia)

GIACOMO FERRERA giornalista


TUTTO  IL FORUM GIOVANI TEORA:

DE ROGATIS SALVATORE -presidente

GERARDO GERVASIO -vicepresidente

SPERDUTO IMMA

DINO CORDASCO

GIUSEPPE CORDASCO

ALESSANDRO LUONGO

GIUSEPPE VIVIANI

PIERCARLO DONATIELLO

GIANCARLO MAISTO

GIANNI LARDIERI

NICOLA CASCIANO


COMPAGNIA TEATRALE “LIBERI COMMEDIANTI” di CAPOSELE:

GELSOMINO DEL GUERCIO

PATRIZIA DI MASI

MASSIMO CHIARAVALLO

ETTORE GENNARO SPADA

ELISA MALANGA

TANIA DAL B0’

NICOLA CICCONE

FRANCO ANTONIO CIBELLIS

ERNESTO DONATIELLO

DONATO CERES

MARIA GRAZIA FICETOLA

NICOLA TESTA

IVAN MELILLO


Studenti liceo e università (Teora)

FEDERICA FRATIANNI

GIULIA FIORE

MARIA GRAZIA LARICCIA

FLAVIA AMATO

RAFFAELE VITALE

MARIA CASALE

ELISABETTA CALISE

SALVATORE MAZZEO

CONCETTA PETOIA

SERENA LARICCIA

FRANCESCA PETOIA

------------------------

L'elenco continua e sarà aggiornato sempre qui e di seguito.

-----------------------

ROBERTO TAFANI giornalista

STEFANO VENTURA storico e dottorando in ricerca

GERARDO CICCONE assistente sociale

PEPPINO FINELLI

FRANCO TOMATI giornalista

FRANCO CICCONE (Bar Marcello Teora)

TONINO STEFANELLI geometra

TERESA CICCONE (Bar Marcello)



OGGI DOMENICA 7 SETTEMBRE E' APPARSO SUL CORRIERE L'EDITORIALE DEL SUO EDITORE E DIRETTORE. LO RIPROPONIAMO PER QUANTI NON AVESSERO POTUTO LEGGERLO.   V*


Sono andato nelle terre del Formicoso, quelle stesse che nel dopoguerra furono teatro delle lotte contadine, e da solo, nel grande silenzio, ho parlato con esse.

A loro ho chiesto scusa per conto d’una classe dirigente che ne ha fatto, negli anni, il mondo dei vinti.

Terre usate, maltrattate, succhiate come sanguisuga, ridotte senza voce, divise in lotta di campanile necessarie per attuare la logica del dividere e regnare.

Le pale eoliche tutte intorno, con il loro morbido e ritmico susseguirsi, accarezzano quei campi di grano che qualcuno oggi vorrebbe trasformare in megadiscarica. Non per l’Irpinia, e neanche per la Campania, ma per tante Regioni del centro-sud che hanno il problema di dove portare i loro rifiuti.

I miei occhi, con qualche complicità hanno gettato lo sguardo su un progetto preliminare di discarica che, giuro, è come una grande croce di morte che si innalza e getta ombre sinistre su quelle stupende colline, imbiondite dai covoni di grano.Che fare, mi son detto, ripensando ai torti che quelle terre sono state costrette a subire, al ruolo di una classe dirigente, che per decenni, ha preso in giro quelle comunità, trattando i suoi esponenti come si faceva ai tempi del vossignoria con i cafoni, con il cappello in mano.

Farsi vincere dalla rassegnazione sarebbe stato come rinunciare a una grande battaglia ideale e di giustizia. Consegnarsi all’impotenza, avrebbe dato partita vinta a chi pensa che il Mezzogiorno sia solo una colonia continuamente da maltrattare e usare.

Occorreva reagire, dare una forte testimonianza, mettersi a fianco di quel mondo dei vinti e ripartire per una civile protesta, una battaglia riparatrice dei tanti torti subiti. daqui è nata l’iniziativa del Corriere. Con l’obiettivo di sconfiggere la solitudine, la rassegnazione, l’impotenza. Aprirsi al dialogo e al confronto, richiedere la necessaria solidarietà di tutti, senza divisioni, senza campanilismi.

Far sentire attraverso un giornale, non solo la voce della protesta, ma anche le ragioni per una rivendicazione che partendo dalla questione Formicoso, si allarghi a tutte le emergenze di questa terra.

La straordinaria adesione al Manifesto-appello del Corriere. “Per una giusta vertenza per il futuro dell’Irpinia”, se da un lato ci consegna la soddisfazione di una iniziativa che ha incontrato grande solidarietà, dall’altro ci carica di un’enorme responsdabilità per l’uso che questa testata intende fare delle ormai centinaia e centinaia di firme che continuano a giungere in redazione.

Esse anzitutto sono la testimonianza di una comunità che intende partecipare attivamente per contrastare un processo di degrado e di usurpazione del proprio territorio.

In questi giorni abbiamo registrato l’adesione convinta e solidale degli altri organi di informazione della nostra provincia, e non solo. Non era mai accaduto. A quei colleghi che, con noi, sono impegnati in questa lotta sacrosanta e difficile, esprimiamo la nostra sincera gratitudine, convinti che insieme si possono vincere le sfide più importanti. Al premier Nerlusconi che ha voluto comentare la prima pagina del Corriere con la foto del bimbo che esponeva il cartello con su scritto Voglio vivere, gli diciamo di non dimenticarla.

Irpini, la battaglia continua.


UNA ADESIONE SPECIALE


PARLA “ATTILIO” L’EX GRANDE TIGLIO 

“GLI ALBERI DI TEORA SOLIDALI

CON I FRATELLI DEL FORMICOSO”


“Debbo presentarmi: sono uno degli ex-grandi alberi di Teora. e voglio anch’io- e a nome dei miei fratelli -una sessantina di ex-grandi alberi di Teora e circa 9000 altri fratelli sparsi nel mondo- dare la nostra adesione al Manifesto del Corriere e più ancora al direttore Gianni Festa e la sua vice Ivana Picariello, che stanno armando un gran bel casìno per salvare il Formicoso.

Io sono un Tiglio chiamato “Attilio” da un giornalista in vacanza a Teora, che usa la penna come una zappa e che anni fa, poiché era a corto di idee, pensò di farmi un’intervista notturna. Tante volte me l’aveva chiesta che alla fine, in un momento di debolezza lunare, gli raccontai che un vecchio nostro antenato, Tiglio di oltre mille anni, diventò per sbaglio e nientemeno che un “Albero Maestro” d’un veliero. 

Era un signor Veliero e molto speciale: per marinai aveva la “ciurma dei desideri” e il timoniere era addirittura la “Morte”. Senza farla lunga, accadde che una notte senza stelle e senza luna, il cielo si oscurò e divenne più nero dell’inferno: mentre tutt’’intorno il mare si sollevò insieme a un vento feroce e gelido che sbatacchiò il veliero promettendogli la distruzione. Se la “ciurma dei desideri” pregava per la salvezza, la “Morte” stessa abbandonò il timone. Ma nella imminenza della Fine, il mio antenato Tiglio, dalla cima d’Albero Maestro che era, si ricordò degli antichi Spiriti degli Alberi che visitano i sogni della gente comune. E li invocò ! Ed essi apparvero sotto forma di una Fata dei Sogni, che prese il Veliero tirandolo fuori dalla distruzione totale.

Questa storia piacque alla penna: tanto che ne scrisse una lunga tiritera, sperando che si capisse che noi Alberi, noi Natura, siamo capaci anche di far sognare e per questo ci dovrebbero rispettare un po’ di più.Pazzo, pazzi quelli che scrivono!

Noi Alberi (soprattutto se grandi e belli), noi Natura, noi Verde tanto esaltato, sappiamo di essere amati finché non ci affidano ai “politici” che in nostro nome raccolgono anche voti vincenti. Poi ci lasciano andare al nostro destino: che è la morte per incuria.

Ci distruggono quelli stessi che dovrebbero curarci ma che invece  invocano durante le processioni lo Spirito Santo portando in spalla le sculture delle sacre immagini  di Santi fatte col nostro stesso legno di Tiglio. 

Pregano lo Spirito Santo che li faccia sempre vincere, vincere e vincere...(cosa?!) senza capire poi come mai, invece dello Spirito Santo, appare loro lo “Spirito Sarto: quello che disarma lentamente e inesorabilmente le loro infiocchettature, i loro smaccati barocchismi verbali: ornati di punti a croce, di semplicismi che si trasformano in ago della noia, l’imbastitura del ripetitivo, la spallina del facile moralismo, la fodera che sta sulle sue. Diventando così, e secondo il gusto locale, una specie di “vestiti e cammina”; coperti da qualcosa che “Tale abito, tale arbiter”.: maschera di gelo, occhi a bottoncino o dilatati, nasi a squillo, capelli surgelati, vetrinisti di sé stessi, caratteri schivi o scontrosi (comunque accentratori) e tipici di chi fida solo di sé stesso...:perché alla fine, tranne la devozione, non ammettono altro.

Noi ex-Alberi grandi, , ex Verde, definiti da Brehm “Federazione della Natura”, moriremo fra l’incuria. Con noi rami, foglie ed erbe che hanno dato asilo a un mondo di abitanti: gli insetti nascosti nell’erba, i minuscoli molluschi che vivono negl’incavi dei nostri tronchi; e le api e poi gli uccelli sempre più rari anche se sembrano tanti. Infine la Morte: essa arriva dall’alto, da quell’alto verso il quale tendevamo rami e fili d'erba... per raggiungere quella vetta, quella cima, che d’un tratto si spezza, uccide l’ombra e l’anima della terra, che dal basso e ramo dopo ramo, era salita fino in cima espandendosi sull’ultimo rametto col canto d’un uccelino, che prima c’era e ora non c’è più.”.


Per solidarietà all’ Altopiano del Formicoso, con antico e sincero affetto e a nome di tutti gli ex-grandi alberi Tigli di Teora, “ATTILIO” ( il Tiglio)


(In alto, foto d'un particolare dell'albero "Attilio", un Tiglio di oltre 13 metri capace di dare ombra a un palazzo, ma così ridotto dopo la selvaggia capitozzatura fatta in aprile, quando gli alberi avevano già messo le foglie. Attualmente l'albero è solo coperto di fogliame raggrinzito e ammalato. Era un Tiglio maestoso: qualche privato sta cercando di far qualcosa ma forse con scarsissima speranza.

Della vicenda se ne occupò molto il Corriere. Niente l' amministrazione, tranne la capitozzatura-scempio e 2 spollonature.)   ENZO BONIFAZI











3 settembre 2008

TEORA: IL CAPO DELL'AMMINISTRAZIONE INDICA -MA OMETTE I NOMI- DEI FALLIMENTI PRIVATI, FAMILIARI E PROFESSIONALI...E TOCCA L'ARGOMENTO PENSIONI

MORTA LA POLITICA
ORA IL SINDACO SI LANCIA
SU FALLIMENTI FAMILIARI,
PRIVATI, PROFESSIONALI..
...DEI TEORESI...CHI ?!!!

Di Domenico confida a un giornale:

..a Teora fallimenti familiari, privati,
professionali, e pensioni baby...


Il capogruppo Grasso risponde:
Apprezzabile tanta competenza del sindaco in materia,
ma se si vuole parlare di corna, intrecci e pensioni...
l’amministrazione organizzi un convegno..! Tanto ormai
il sindaco ha già lanciato gli argomenti sulla stampa




Il capo dell’amministrazione a ruota libera su “Ottopagine”. E parla diffusamente e senza indicare nomi, di Teora: sputi nel piatto dove si è mangiato, fallimenti familiari, professionali e personali, pensioni baby e altro ancora...
Il capo d’opposione risponde sia su “Ottopagine” che su “Vocirpine”. Ecco le dichiarazioni di entrambi.




Sotto il titolo “Un’estate da incorniciare. Il sindaco traccia un bilancio delle manifestazioni”, Ottopagine pubblica:


Teora, un esempio per l’alta irpinia. Sotto i riflettori le bellezze del paese rivalutate dall’ amministrazione comunale guidata dal primo cittadino Salvatore Di Domenico, Un uomo che fa della politica il suo stile di vita. “Teora è ancora più bella dopo anni dal sisma dell’ottanta che l’ha rasa al suolo, La lista civica “Amicizia e Libertà” oggi dirige il paese in tutto il suo splendore,. L’amministrazione è impegnata nel recupero dei monumenti più importanti del paese altirpino” afferma Di Domenico e continua:

Unica nota stonata in tutto ciò è l’amarezza verso i pochi personaggi che non hanno partecipato, boicottando le varie manifestazioni organizzate con molta cura. A mio avviso è penoso vedere bastian contrari sputare nel piatto dove hanno mangiato per anni, buttando fango sulle persone per dare sfogo e soddisfare frustrazioni di fallimenti professionali familiari e personali. Io definisco questa gente parassiti, Pensionati baby che celandosi dietro il politichese, sono colmi di rancore e odio, attaccando, così, in modo  indecente sul piano familiare e privato gli avversari poltici. Questo come scopo di danneggiarel’immagine di Teora e dei teoresi con bassezze e con argomenti meschini, ma soprattutto con la totale assenza di proposte e progetti per il bene comune”. “Il nostro lavoro va avanti da tempo; ieri con il recupero della memoria storica attraverso il portale dell’asilo infantile, oggi con l’immagine tipica della fontana del piano valorizzata dalla cosidetta scalinata trinità dei monti”- “Ancora una volta l’amministrazione comunale teorese e i cittadini sono uniti in uno straordinario intervento di conservazione del patrimonio artistico, rinnovando così la sua suggestione dei luoghi” aggiunge il sindaco. “”Il ricco programma di quest’estate ha regalato ai cittadini e ai turisti momenti di serenità, di aggregazione all’insegna della festa e dell’accoglienza. La società civile  e i volontari sono stati i veri protagonisti. Dal cuoro rosso Ferrari, all’ enograstronomia locale, con le sue varie sagre, ai festival delle serenate. E ancora, il recupero delle tradizioni popolari e contadine. Il rivivere di giochi e sapori d’un tempo, tornei di calcio, calcetto, bocce e pallavolo. Inoltre moda musica e poesia al parco isola del drago. Infine ricordo l mostra di pittura estemporanea di questi giorni”. Continuano le dichiarazioni del capogruppo della maggioranza consiliare che termina: “Un saluto cordiale va alle varie associazioni che hanno contribuito economicamente e si sono impegnate gratuitamente e in silenzio, per organizzare le tante manifestazioni dell’estate del paese”. Un nostro conterraneo, Francesco De Santis, critico letterario diceva che da una piccola finestra si possono osservare grandi orizzonti. Noi ci abbiamo provato con il cuore grande delle piccole finestre della nostra realtà”.

Romina Capone
______________________
 E GRASSO....

“Apprezzo la competenza del capo dell’amministrazione
su sputi nel piatto, fallimenti personali, familiari ecc. Peccato che
non abbia fatto nomi e cognomi...
Si faccia un pubblico convegno, anche su corna.
Io mi prenoto a parlare di psicopatie “



Caro direttore
dopo aver letto l’articolo pubblicato a pag 14 (Ottopagine 21 agosto 2008) sotto il titolo “Teora-Un’estate da incorniciare. Il sindaco traccia un bilancio delle manifestazioni” avevo inviato una lettera al direttore Guerriero, lettera che è stata tagliata nelle parti che spiegavano meglio il motivo del mio intervento. Allora ho scritto quest’altra lettera, a Vocirpine,  che per quanto possibile, gradirei fosse pubblicata sul sito molto letto dai teoresi.


“Nella prima affermazione “Teora, un esempio perl’Alta Irpinia”. oltre a una smaccata e rumorosa esagerazione, c’è l’impressione che si voglia prendere in giro teoresi e Comuni dell’Alta Irpinia. Infatti, e in qualità di capogruppo di minoranza del comune di Teora, contesto integralmente l’affermazione che posso considerare provocatoria e  persino denigratoria nei confronti del paese e anche nei miei confronti e per il gruppo che rappresento.
Ove non si sapesse (e certo l’autrice dell’articolo su 8pagine non lo fa rilevare o non conosce per nulla la realtà teorese), questa amministrazione, che il sindaco Di Domenico esalta con frasi e toni più acconcie ai trionfi degli imperatori romani, non è affatto un’amministrazione che possa considerarsi da esempio per alcuno e tantomeno per i Comuni del territorio dell’Alta Irpinia.
Mi meraviglio che un paese come Teora sulla cui amministrazione gravano ombre giudiziarie non ancora tutte evidenti ma già in parte evidenziate con notifiche ad hoc,  possa assurgere a paese “modello”; e soprattutto in presenza d’una richiesta di rinvio a giudizio del suo sindaco. E non cè solo questo.
Risulta ancora che a vario titolo e per reati connessi anche alla attività amministrativa, un centinanio di esposti pendono a carico di cotanto esempio dichiarato.
Io stesso ne ho fatto una voluminosa raccolta che metto a disposizione di chiunque possa ritenersi interessato.
C’è da chiedersi come si sarebbero comportati gli altri Comuni dell’Alta Irpinia di fronte ad “esempi” di siffatta natura. Non conosco purtroppo altre amministrazioni nelle stesse condizioni.
Piacerebbe anche a me che il paese potesse essere in qualche modo d’esempio, ma non è così. E non  a caso ho chiesto ufficialmente tre volte le dimissioni dell’attuale sindaco e della sua amministrazione. E mi accingo a chiederle sempre ufficialmente per la quarta volta.
Rimanendo alle dichiarazioni del sindaco fatte a 8pagine,  sembra  fatto grave che un “primo cittadino” impegnato-come appare- ad esaltare soprattutto se stesso, trovi spunto per offendere e colpire cittadini di Teora non meglio identificati, accusandoli indistintamente di vicende relative a “fallimenti familiari” “pensioni baby” e “frustrazioni e ancora fallimenti professionali”.
A quali teoresi si rivolge il capo di questa amministrazione? Suvvia signor sindaco dei “primati” di Teora, abbia un pò di coraggio e faccia i nomi delle persone a cui ha indirizzato i suoi nuovi insulti e le sue nuove offese: Se proprio lei e sua amministrazione desiderate parlare di fallimenti familiari e si presume anche di “corna” e “posizioni professionali acquisite o derivanti da altri fallimenti della vita e più ancora di parassistismo..” , sia più audace, onesto e chiaro verso i suoi “bersagli” e più ancora verso tutti i cittadini. Ripeto, faccia nomi e  vedrà che “fiesta” scoppierà a Teora, e quante cose potrà, potrete poi raccontare a Ottopagine al fine di “incorniciarle” meglio per bene “fieste pubbliche e private”...
Dica allora, il signor “sindaco dei primati” chi è a “sputare nel piatto dove ha mangiato per anni-sue stesse parole dichiarate su Ottopagine- buttando fango sulle persone per dare sfogo e soddisfare frustrazioni di fallimenti professionali familiari e personali. Io definisco-sempre parole del sindaco a 8pagine che le pubblica candidamente- questa gente parassiti, Pensionati baby che celandosi dietro il politichese, sono colmi di rancore e odio, attaccando, così, in modo  indecente sul piano familiare e privato gli avversari poltici. Questo come scopo di danneggiarel’immagine di Teora e dei teoresi con bassezze e con argomenti meschini..”.
 “Un uomo che fa della politica il suo stile di vita”, come narra 8pagine, deve avere meditato a lungo le parole dette, magari anche allo specchio di casa. Ma uno specchio non risponde quasi mai o se risponde nessuno lo ascolta mai.
Tuttavia credo che la competenza del signor capo dell’amministrazione teorese su “meschinità e sputazze nel piatto dove si è mangiato, su frustrazioni e fallimenti familiari e professionali, su coloro che si nascondono dietro il politichese e su rancore e odio, sugli attacchi indecenti su piano familiare e privato agli avversari politici, sulle bassezze eccettera” : tutta questa competenza del signor sindaco andrebbe messa a frutto. Magari con un congresso nazionale generale popolare al teatro Europa, affinché tutti possano attingere dalle parole dell’esperto Di Domenico, (e non si disperda nel silenzio), un tale patrimonio di cultura sulle “meschinità e bassezze umane”.
Firmo sin d’ora il cartellone dell’evento, anche sui “fallimenti familiari e professionali di Teora e dei teoresi”che certamente il signor sindaco affiderà (per l’organizzazione) all’addetto alla Cultura del Comune dei “primati” che fa capo esclusivamente a Di Domenico fra il tripudio e il plauso dei suoi sottoposti amministratori.
Per quanto mi riguarda, e chiudo per il momento su questo tema, prometto che non essendo all’altezza del sindaco su tali argomenti di “sputazzate sui piatti dove si è mangiato, meschinità, bassezze ecc..”, chiederò a qualche anima pia di esperto in psichiatria e psicopatia, di fornirmi gli argomenti giusti per “incorniciare” l’evento culturale da spedire all’attenzione del direttore di 8pagine: che deve aver trovato “convenienti” le dichiarazioni del capo dell’amministrazione, ma sconvenienti quelle di un capo dell’opposizione.

Se poi quelle apparse su 8pagine sono offese o ingiurie  lanciate gratuitamente o solo per sarcasmo e quindi pagliacciate, rimane che se non comprese come parole umoristiche, si corre il grave rischio di minare ulteriormente la pace sociale e creare nuovi scontri e nuove polemiche: cose che rientrano nelle competenze del Prefetto sulle turbative pubbliche.
Per cui si capisce meglio chi è che “vuole danneggiare l’immagine di Teora...”. Dalle dichiarazioni di Di Domenico apparse sempre su 8pagine sembrebbe ancora che vi siano responsabilità di qualcuno di minoranza, ma così non è. Dunque, e per la mia quota di “coda di paglia”, respingo al mittente e anche a nome di altri cittadini, le invettive del sindaco e della sua amministrazione (che bisogna ritenere al corrente della “sparata” del suo “capo”, non avendo nessuno preso distanze di sicurezza da tali dichiarazioni);  ricordando  che  spesso sono le parole del capo dell’amministrazione  a provocare polemiche; non ultime quelle derivate dal discorso pubblico tenuto a chiusura delle manifestazioni estive (15 agosto), dove in mancanza d’altro, se l’è presa con  il nostro parroco che inteferirebbe nelle “cose dell’amministrazione”: come se il Comune fosse “cosa privata”  e non toccasse la comunità che è anche o soprattutto cattolica. e che dunque ha il suo capo in don Pasquale.
Se alla fine si volessero intepretare le parole del sindaco a don Pasquale come frutto di “opinione personale”, piace allora anche a me esprimerne una ed è la seguente: “Non la libera Chiesa s’intromette nei fatti dell’amministrazione pubblica, ma l’amministrazione (pubblica o privata?) che s’intromette nella libertà della Chiesa” . E con la massima solidarietà a don Pasquale, abbiate anche i sensi della mia migliore stima.
Post scriptum: un organo d’informazione ha parlato di una nuova candidatura, la terza, a cui starebbe pensando l’attuale capo dell’amministrazione Di Domenico. Immagino gli applausi degli altri amministratori e degli elettori a una simile eventualità. Di Domenico sindaco a vita non è cosa da poco; e non ho nulla da dire (siamo in democrazia) se non questo: ma oltre alla forza di gravità, quale altra forza tiene incollato un sindaco alla sedia ?

Dott. Salvatore Grasso
(capogruppo di minoranza del Comune di Teora)




permalink | inviato da vocirpine il 3/9/2008 alle 14:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (28) | Versione per la stampa


7 agosto 2008

La notizia ufficiale ieri sul Corriere. Perchè ora c'è aria di crisi a Teora

CASO BENZINA: ALTRO PASSO AVANTI DELLA GIUSTIZIA.

IL TRIBUNALE FISSA LA DATA
E L'UDIENZA PER DECIDERE
SUL RINVIO A GIUDIZIO
PER DI DOMENICO E CASALE




La notizia che il Tribunale di S.Angelo dei Lombardi ha fissato l’udienza per decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio formulata dal PM per peculato contro il sindaco Di Domenico e l’ex sindaco Casale, è stata pubblicata ieri 6 agosto dal Corriere. Una curiosità:  la comunicazione del Tribunale , peraltro attesa, è arrivata nel giorno in cui Di Domencio presenziava alle nozze di Saverio Zarra, e cioè l’ex consigliere di minoranza che insieme all’altro ex consigliere Giuseppe Milano (il ferroviere) e oggi assessore con Di Domenico, diedero inizio a tutta la vicenda del “Caso benzina”. Zarra e Milano furono inoltre determinanti insieme a Rosettta Casciano e Casale (già rinviati a giudizio ) nel voto di sfiducia che fece cadere l’amministrazione.
Con Di Domenico, diventano quattro le persone coinvolte nel “caso” che al di là del “merito” (di cui è competente ormai l’ Autorità Giudiziaria e a questa la lasciamo) crea ufficialmente una fase critica per il Comune di Teora. Se le precedenti indagini sulla documentazione di Zarra e Milano (poi trasformate in esposti da altri) condussero all’individuazione di tre imputati (Casciano, Casale,  e Petoia che però patteggiò la pena); questa seconda conclusione d’indagine su Di Domenico e Casale, ripropone scenari davvero difficili. Per più motivi:

1) Per questa seconda vicenda il capogruppo Salvatore Grasso aveva già chiesto le dimissioni dell’amministrazione. La risposta, affidata alla voce del vice (Farina) si tradusse in una lunghissima lettera a difesa di Di Domenico e una forte  e inappellabile dichiarazione di “esclusione d’ogni responsabilità del sindaco”.

2) Fatta salva la presunzione di innocenza per chiunque non abbia almeno una condanna per sentenza, non sembrano esservi dubbi che il “caso benzina” ( primo e secondo) ha assunto proporzioni da “caso politico”: perché è in pubblico (piazza) che se ne parlò molto e troppo anche in comizi e botte e risposte (anche aspre) in Consiglio Comunale: fatti riportati anche manifesti murali in paese,  da stampa e dallo stesso sito ufficiale del Comune (visibili ancora per chiunque volesse prenderne visione). In più ci sono le ultime e recenti lettere di Casale e Di Domenico al Corriere e le precisazioni dell’avvocato Milano (quattro in tutto, l’ultima della quale indirizzata anche a Vocirpine, che la pubblica qui, oggi).

3) Se la procedura dell’amministrazione (nella prima chiusura d’indagine) fu quella di costituirsi parte civile contro Casciano e Casale prima dell’udienza davanti al GUP, a rigor di logica la Giunta dovrebbe costituirsi parte civile contro il sindaco Di Domenico ( e ancora contro Casale) prima dell’udienza fissata ieri dal Tribunale.

4) La domanda più pressante è forse la seguente: possono  convivere insieme  amministratori (e Giunta Comunale)  con un sindaco contro il quale si sono costituiti? E ove non si costituissero contro il sindaco, cosa accadrebbe a Teora con due liste contro e una minoranza (Grasso-Cogliano in special modo) che in 2 anni e mezzo quasi, ha mostrato durezza e tenacia inconsuete ? E non si vuole qui contare la reazione importante della gente che non conta poi poco.

PS: Nell’imminenza di Ferragosto anche Vocirpine sospende gli aggiornamenti. Cercheremo solo di stare al passo con commenti di riflessione sulla complicata situazione che si è venuta a creare a Teora. Come promesso però, pubblicheremo tutto relativamente alla storia e alla condizione dei 60 Tigli capitozzati: parte dei quali sono ancora e sempre intrappolati e alcuni dei quali sono in forte sospetto di agonia. Comunque sia...niente impedisce di augurare a tutti i lettori un buon Ferragosto o quantomeno di serena riflessione.


LA QUARTA LETTERA
così titolava il giornale la "quarta lettera"

Dopo la lettera dell’ ex sindaco Peppino Casale che  spiegava al Corriere come anche l’attuale sindaco di Teora fosse stato raggiunto da avviso del PM di S.Angelo dei Lombardi circa l’ipotesi di peculato (art. 314 comma 1 del Codice Penale;   e dopo  la pesante risposta di Di Domenico (sempre con lettera al Corriere); e dopo ancora l’intervento dell’avvocato Gaetano Milano su alcune “inesattezze dell’attuale sindaco” definite dal penalista e civilista “gratuite, infondate e destituite di ogni fondamento”, Dopo queste lettere, ne è giunta un’altra e sempre a firma di Casale, che controreplica alle dichiarazioni del suo ex-allievo Di Domenico.
Così la vicenda detta “Il Caso benzina” continua a tenere banco.

La “calda” corrispondenza fra Casale e Di Domenico sul Corriere

Casale: “Costretto a rispondere
che ho fatto meglio di Caligola...”


Avrete già letto le lettere di Casale e Di Domenico inviate al giornale “Corriere” e qui pubblicate (scorrere verso il basso per vederle. ndr). Mancava una quarta, inviata al Corriere ma anche a noi. e che pubblichiamo di seguito.  

Scrive Peppino Casale: Non mi sarei mai permesso di chiamare in causa il sindaco Di Domenico se non chiamato a mia volta in causa e per lo più in una sede istituzionale dallo stesso Sindaco. Non ho mai avuto interesse a seguire la sua attività amministrativa (fatta di soli proclami ) e continuerò a non averne.”
Comincia così la lettera che Peppino Casale ha inviato sia al Corriere che a Vocirpine. E al suo ex allievo che parla di “caldo che da alla testa”
, Casale replica che
 “Le ragioni di questo disinteresse sulla sua vita pubblica e di amministratore?  Rispondo con un adagio che era solito citare un vecchio saggio del paese: “lavare la testa al ciuccio significa perdere acqua, sapone e ….tempo”.
E prosegue: “Per cui, chiamato in causa sulla questione dell'uso della benzina comunale in un recente Consiglio Comunale dove è solito fare comizi sapendo che non è consentito rispondergli e dove ha l'abitudine di deridere ed offendere,  ho risposto per le rime  a chi come me deve dare conto sul medesimo uso della benzina e quindi sul relativo reato di peculato anche a suo carico.
“E' questa l'ultima volta che sprecherò tempo su questioni di interesse pubblico, poi ritornerò con serenità alla vita di sempre dedicandomi con più fervore alla attività di avvocato che da qualche anno ho intrapreso.
“Il resto lo risparmio in ….”acqua e sapone e…..tempo” senza però tralasciare di dare le necessarie risposte alle ultime sue esternazioni( di Di Domenico ndr)  rese pubbliche attraverso la stampa e per meglio spiegare ai cittadini le ragioni di questo livore  nate dalla recente sua incriminazione per peculato dalla Procura di S. Angelo dei Lombardi.”.

Secondo Casale ci sono motivi perché Di Domenico sia esasperato. E quindi dice: “La foga di dover dare spiegazioni ai suoi Consiglieri Comunali sulla sua immacolata innocenza lo induce a frasi offensive nei confronti dei suoi avversari politici. E' sempre in campagna elettorale nell'affannoso tentativo di restare aggrappato a quel potere “conquistato” nel maggio 2006 grazie ad una cordata creata ad hoc,  piatti di lenticchie e polli di batteria a parte,  e quando il sottoscritto non era  candidato.”.
E ritenendo la lettera di Di Domenico al giornale diffamante, nei propri confronti, Casale prosegue restituendo al mittente anche l’accusa di “avere provocato un terremoto sociale”. E dice:
“Oggi però che deve rispondere del reato di peculato perché:  …. Si appropriava in molte occasioni della benzina comunale  facendo riportare falsamente sui buoni consegna come destinataria del rifornimento l'autovettura in dotazione dl Comune di Teora (è quanto si legge dal capo di imputazione notificatogli qualche giorno fa), per nascondere il disagio che gli deriva, continua ad attaccare i suoi avversari e, in nome del popolo (come se il mandato gli derivasse dall'intera popolazione) emana sentenze  infamanti nei confronti di chi non condivide il suo operato.
In un discorso ad effetto nell'ultima campagna elettorale disse: “se mi accorgo che qualcuno vuole truffare il Comune, fosse anche mio padre….. FUORI!!! …. FUORI.”  Intanto, oggi, seppure di fronte a cotanta infamante accusa, resiste imperterrito e all'occorrenza apre la “bancarella” delle frasi fatte e ripetute con la solita “lezione da scolaro”  pensando di incantare  i cittadini con frasi fatte, trite e ritrite nella speranza di distogliere l'attenzione dai gravi problemi che nel frattempo crea con i suoi atteggiamenti. Ed ecco il solito frasario: il gioco delle tre carte, terremoto politico, il tribunale del popolo, la politica del fare, il Masaniello del popolo, la gogna mediatica, la cultura dell'odio e così via. E allora la mia risposta alle sue libere elucubrazioni mentali è d'uopo.
Egli-continua l’ex sindaco rivolto all’attuale sindaco- nasconde e distorce  le verità riportate persino negli atti ufficiali del Comune nella speranza di esaltare un suo operato che non si vede in nessuna opera fino ad oggi realizza da “Amicizia e Libertà” del tutto immobile e che vive da due anni “senza lode e senza infamia”.
A Di Domenico che gli ave adato dell’”invidioso” Casale replica: “Nella sua ultima uscita giornalistica-scrive infatti- ha la spudoratezza di tacciarmi di “invidia“, perché la sua attuale Amministrazione avrebbe realizzato la “sublime” Fontana del Drago (e chi sarebbe il Sigfrido?).  Sarei attapirato, come direbbe Staffelli di Striscia la Notizia.

Ed ecco venir fuori la vera indole di questo soggetto ( deleterio per la pace sociale). Mente  perché il nostro caro Sindaco sa benissimo che la sublime Fontana è stata voluta, progettata e finanziata dall'Amministrazione “Insieme per Teora”  e cioè da quella Amministrazione da me fondata e che in dodici anni ha realizzato tutto ciò che c'era da realizzare in Teora per il completamento della ricostruzione post sismica. La mia non può essere invidia. Il mio è orgoglio per l'opera che “INSIEME PER TEORA ha realizzato, orgoglio che spero di condividere con gli architetti Miglionico Antonio e Porreca Salvatore, tecnici questi incaricati nel 2004 non certamente dalla tua attuale amministrazione insediatasi solo nel maggio del 2006”.
Quindi Casale affronta la questione delle opere e va in diretta: “Tu e la tua nuova amministrazione fino ad oggi avete tagliato solo nastri ad opere progettate e finanziate da Insieme per Teora: dalla fontana del drago, al campo sportivo (la bomboniera) agli spogliatoi, al campetto di Calcio in località Giardino, al campo di bocce, al museo archeologico, alla urbanizzazione di Via Mezza Costa. E poi: i fondi per l'ampliamento del Pip di Fiumicello (2.500.000 di €.) non li ha acquisiti l'amministrazione di “Insieme per Teora” ?
Qualche cosa pure l'avete fatta, è vero: ma che cosa? La sola intitolazione delle  opere volute e finanziate da “Insieme per Teora. Su dette opere mi devi dare un solo atto firmato .”


La questione benzina. Nella sua lettera Casale non ci sta  a quanto detto da Di Domenico, che sarcasticamente (nella sua lettera al Corriere-pubblicata anche qui ) parla di viaggi “per funerali privati, di Forlì, Latina e Basilicata in occasione d’un giro d’Italia”. Non ci sta e continua rivolto sempre a Di Domenico:
“ Ritorniamo al reato di peculato per cui entrambi siamo interessati ma con posizioni diverse e cioè io in veste di Sindaco, impegnato in un'opera di ricostruzione del paese e quindi 24 ore al giorno dedito ai problemi dei cittadini (altro che le quindici/sedici ore) e  tu invece da semplice consigliere e per un po' da assessore, dedito più alle tue cose che alla vita pubblica e che di istituzionale non hai mai rappresentato niente e nessuno: Ti devo riscrivere le ragioni per cui non ti venivano affidati incarichi esterni? (e qui vale la pena richiamare gli esposti che ci venivano per le polizze di assicurazioni, per l'uso dei prefabbricati, per le residenze ai napoletani? Etc.etc. Ecco che una rinfrescata va data: tuffati nella fontana del drago.
 “E allora - scrive ancora Casale replicando alle accuse-è vero che hai forse anche girato, ma io ricordo di averti visto girare solo quando eri alla ricerca dei componenti della Commissione per il Concorso di Ragioniere espletato dal Comune di Teora. Guarda caso quel concorso venne vinto da tua moglie”.
Poi Casale va sulla ricostruzione. E poiché nella sua letteraa Di Domencio ne sminuisce i meriti (eppure gli aveva consegnato la medaglia d’oro quale sindaco della ricostruzione- ndr), Casaale reagisce così:
“Sulla ricostruzione di Teora, come merito esclusivo non ti devo rispondere io. Questa non è ….farina del tuo sacco.  Farina si questa è di qualche altro che non ha mai potuto sopportare il grande successo di “INSIEME PER TEORA”
“Con me hanno lavorato in tanti anni circa trenta consiglieri comunali ai quali oltre al mio ringraziamento va anche l'invito a dare riposte alle tue ingiuriose insinuazioni. Hanno lavorato con con enormi sacrifici senza risparmiarsi né correre dietro a commissioni di concorsi per cui meritano il dovuto rispetto.
“In ordine alla medaglia d'oro che tu, a mia insaputa hai voluto conferirmi nel primo consiglio che ti vedeva insediare come sindaco, devo dire che effettivamente non mi ritengo destinatario di tanto riguardo.
“La RICOSTRUZIONE di Teora - specifica Casale-era un impegno preso con i cittadini e “INSIEME PER TEORA” ha mantenuto fede a questo impegno”.


Quindi, replicando alla nuova motivazione che Di Domenico attribuisce (nel suo scritto) alla medaglia del suo ex-sindaco  “per terremoto politico...e gossip e pettegolezzi...”, Casale risponde  di pari tono  sarcastico e dice:
“Una medaglia d'oro comunque penso di  essermela  meritata, non tanto per quello che ho fatto di privato  nei tuoi riguardi, quanto per il riconoscimento di averti fatto sindaco. Non ritengo di essere presuntuoso se mi rendo superiore pure a Caligola per quello che sono riuscito a realizzare.
“Caligola fece un suo cavallo senatore. A me l'opera è riuscita di gran lunga superiore perché come Caligola puntai su un “cavallo” ma non mi avvidi che aveva le orecchie lunghe”. Poi, sulla medaglia,  Casale conclude : “Oggi posso dire che quella medaglia d'oro l'ho conquistata sul campo”
.

Sulla benzina, che -secondo Di Domenico- lui avrebbe adoperato a fini istituzionali mentre Casale sarebbe andato a Roma, Forlì ecc, ecco cosa scrive ancora Casale:
“ Ritorniamo sempre all'uso della benzina per partecipare ai funerali privati. E' vero sono stato a FORLI', ROMA e LATINA per partecipare ai funerali di cittadini teoresi. Non so quanti e quali sindaci l'avrebbero mai fatto. Io l'ho fatto in forma istituzionale (e non per interessi privati) solo per portare il cordoglio di tutta Teora alle famiglie di cittadini Teoresi colpiti nei loro affetti per la scomparsa, a FORLI, di una mamma colpita da un male inguaribile, a LATINA per la tragica scomparsa di una giovane mamma deceduta in un incidente stradale e che lasciava il marito e tre figli, a ROMA (qui ti sbagli era FROSINONE) per la tragica scomparsa sempre in un incidente stradale di un noto professionista marito di una nostra concittadina e padre di due figli in tenera età.
“Ho partecipato al dolore di queste famiglie-insiste Casale- come ho partecipato al dolore di famiglie di nostri concittadini in Svizzera a mie spese e questo lo sai benissimo. Non lo dici questo? Temi reazioni all'estero?
“A proposito di amici all'estero ti confermo che mi recherò in Svizzera dove andrò a riferire sul caso benzina. La mia credibilità è supportata da decenni  di sincera amicizia. Le insinuazioni di bassa lega (e qui siamo alle solite: non è farina del tuo sacco, è FARINA altrui) nei loro confronti sono state inventate ad arte nella speranza di minare i reciproci sentimenti di stima e di rispetto”
.

Ed ecco la conclusione :

In tanti anni di incontri abbiamo creato vincoli indissolubili di collaborazione che già ti fanno tremare per le prossime elezioni.
“E ancora. “Il Tribunale del Popolo” già si espresso (aspettiamo anche quello di S. Angelo dei Lombardi). Si è pronunciato su una nuova classe dirigente. Ma di quale nuova classe dirigente parli di quella che vede la moglie di un Consigliere  a “gestire” la mensa comunale? Di quella che vede il cognato di un assessore (un tempo capo di una contestazione dura nei tuoi confronti) “gestore” del servizio cimiteriali? Di cognati e fratelli di consigliere comunale riempiti di incarichi professionali ad ogni tornata? Di padri di assessori che usano ormai da 28 anni proprietà comunali senza pagare un centesimo  di affitto? Di chi favorisce insediamenti eolici in terreni di parenti?.
E' su questo che ora è chiamato il “tribunale del Popolo” a pronunciarsi. Aspettiamo la sua…SENTENZA
.”.

Peppino Casale




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31 luglio 2008

Spesso non è la soluzione che manca, ma il problema che non si vede...

Dall’ avvocato Gaetano Milano*, riceviamo e pubblichiamo


"UNA FESTA FUORI LUOGO!"


" Invio la presente per rappresentare il mio cordoglio e la solidarieta' alla famiglia di Stefanelli Silvio ai fratelli e le sorelle, tutti amici della mia famiglia ed amici miei. In questo momento non sono a Teora ma ho appreso con stupore la decisione degli organizzatori e patrocinatori di non annullare la festa dell'emigrante tenutasi in Teora il 29/07/2008 (benché tutti al corrente del triste evento); festa poi consumata in concomitanza con l'arrivo della salma a Teora del povero Silvio (anch'esso emigrante) che per sua espressa e ultima volontà aveva chiesto di essere sepolto nel suo paese. 

Provo disaccordo e sdegno anche a fronte della decisione di non "suonare" ma solo "mangiare". In altre occasioni si è usato più "modo". Ciò esula dalla politica e dalle beghe.  E’ solo questione di rispetto e comportamento: dunque una questione prettamente "morale". La presente pertanto, è solo un invito a riflettere con disappunto e prendere le dovute distanze da tale errata scelta." 


(* Avvocato Gaetano Milano, 


segretario unico della Democrazia Cristiana per le Autonomie di Teora)




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23 luglio 2008

TEORA: LA NUOVA SEZIONE DI CENTRODESTRA PUO’ RIAPRIRE LA POLITICA ESTINTA DA QUALCHE ANNO

Colpo a sorpresa del presidente Fausto Sacco e dei dirigenti provinciali del partito della DcA

L’avvocato Gaetano Milano

nominato segretario unico

della DcA del ministro Rotondi

Nel direttivo ancora da ratificare, sono stati proposti Salvatore Grasso (presidente) e due vicesegretari: Generoso Stefanelli e Vito Zarra che decideranno secondo i loro impegni. Prime dichiarazioni di Milano: “ Apriremo a Teora una stagione propositiva. il Comune non può essere un Circolo Privato”. Salvatore Grasso: perché ho lasciato il PD...perché come consigliere continuerò a fare opposizione. 




Con un lungo comunicato diramato agli organi di stampa, il presidente provinciale del DcA Fausto Sacco ha annunciato la decisione  di aprire in Alta Irpinia, a Teora, una Sezione del partito che fa capo al ministro per l’attuazione del programma di Governo Gianfranco Rotondi, tra i più vicini al presidente del consiglio Silvio Berlusconi. 

Segretario unico è stato nominato l’avvocato Gaetano Milano, da qualche anno vicino al partito del ministro Rotondi e per questo già da tempo “commissario cittadino”. E’ stato in funzione di tale ruolo che l’avvocato Milano ha organizzato un congresso a Teora, cui hanno partecipato  numerosi dirigenti della Democrazia Cristiana per le Autonomie locali. 

Oltre al presidente Fausto Sacco, anche il responsabile  Provinciale dell’Attuazione del Programma della DcA Salvatore Noviello; il dottor Ciro Alvino responsabile Provinciale dei Rapporti con le attività Produttive e di Servizio; Nicola Pugliese responsabile provinciale degli enti locali DcA e vicesindaco  di S.Andrea di Conza; Gerardo De Bernardo, responsabile cittadino di Conza della Campania. 


Alla fine del congresso è stato deciso e comunicato quanto segue:

1) Si apre in Altirpinia, a Teora, una sede ufficiale della DcA.

2) E’ nominato segretario unico il giovane avvocato Gaetano Milano

3) E’ proposto come presidente della Sezione, il dottor Salvatore Grasso, capogruppo d’opposizione nel consiglio comunale e consigliere della Comunità Montana Alta Irpinia.

4) E’ stato proposto  vicesegretario, Generoso Stefanelli 

5) E stato proposto  segretario organizzativo Vito Zarra .


Per quanto le cariche siano operative da subito, la ratifica delle stesse poposte dovrà intendersi ufficiale quando il segretario convocherà il congresso ad hoc. 

Infatti, a parziale precisazione di quanto esposto nel primo comunicato ufficiale , il neo segretario avvocato Gaetano Milano ha inteso chiarire che l’organigramma della Sezione DcA deve intendersi indicativo degli organi dirigenti; organi che verranno comunque sottoposti a verifica prima o proprio il 29 agosto 2008, giorno  in cui è stata prevista l’apertura della Sezione alla presenza del ministro Rotondi.

In quella circostanza o poco prima-chiarisce l’avvocato Milano- sarà formalizzato il gruppo direttivo. Per ora i nomi fatti debbono considerarsi propositivi lasciando ampia libertà di adesione al tipo di impegno richiesto”. L’avvocato Milano ha poi aggiunto: “Era intenzione del gruppo dirigente dare un profilo di massima dei componenti della sezione DcA, al fine di rendere operativa la procedura di tesseramento. Non v’è dubbio che i quadri indicati decideranno in base ai propri impegni, come è giusto e normale che sia.”. L’impegno del partito a livello Irpino sarà oggetto d’una riunione a Roma col ministro Rotondi, prevista per il 23 luglio e alla quale parteciperà anche l’avvocato Milano unitamente al presidente Sacco e al gruppo dirigente irpino e Altirpino. Una cosa posso tuttavia anticipare: comincerà con noi una stagione propositiva a tutti i livelli ma ci opporremo e combatteremo la logica che ha ispirato in Comune una sorta di “Circolo privato”. Per la DcA è impensabile.".


Per quanto riguarda il dottor Salvatore Grasso, capogruppo d’ opposizione a Teora, egli ha per il momento accettato l’incarico di presidente. Poiché tuttavia era considerato in quota PD, gli abbiamo posto le seguenti domande: 


1) Quali le motivazioni che la spingono a lasciare il Partito Democratco verso La Democrazia Cristiana per le Autonomie,

2) Come intende intepretare il suo nuovo ruolo.

3) Come intende e se intende proseguire la sua attività di consigliere capogruppo nel comune di Teora, considerando che la sua presenza si è notevolmente ridotta sia nel paese, sia nei consigli comunali. 


Ed ecco le risposte:

1)Sin dalla prima apparizione “politica” in pubblico, ebbi a chiarire una cosa che ripeto. Io non sono né voglio essere un “politico” in senso stretto. L’invito a occuparmi delle vicende di Teora, lo accettai per un motivo che è molto semplice: Teora è il paese in cui sono nato. E quando mi furono mostrate, e dimostrate, disfunzioni anche d’ordine legale, accettai di dare il mio contributo affinchè a certe illegittimità e irregolarità si ponesse fine. Quando il popolo sovrano mi affidò ai banchi dell’Opposizione, questo feci e questo ho fatto, continuando a farlo oltre la mia personale presenza. 

“L’adesione alla Margherita prima e al PD dopo, non fu una scelta ideologica ma una necessità dettata dai rapporti di forze in campo. Perciò, più che alla “Margherita” , aderii all’idea di un nuovo circolo a Teora. Più avanti volli dare il mio contributo (per quanto fu possibile) alla formazione del PD. Speravo che oltre le ideologie (scarse) si potessero almeno stabilire rapporti utili per Teora o per qualche teorese. Sono rimasto deluso e ancora più deluso dal caos in cui è precipitato il PD. Sono a conoscenza di voci che mi avrebbero visto interessato personalmente a utilizare rapporti al fine di occupare un posto in Campania, a Napoli. Messa così, la vicenda è una pura sciocchezza: perché io non devo occupare nessun “posto”: sono da moltissimo tempo un dirigente del Ministero delle Finanze, oggi del Tesoro, e tale rimango. Il mio “personale” interesse era legato al più che normale desiderio di avvicinarmi a “casa” e cioè in Campania. In questi casi è normale fare i dovuti passi ma non ci sono prezzi da pagare se non di prospettare la questione. Nei ruoli statali chiunque può chiedere un trasferimento. In ogni caso sempre a Teora mi avvicinerò: è il mio paese; e se da anni mi bastano 2 ore per arrivarci,  vorrà dire che continuerò solo a raddoppiare il tempo di viaggio, fino a quando -e potrei già farlo-deciderò di congedarmi dal ruolo che occupo andandomene in pensione. 

2) “Per quanto si possa essere sempre lusingati da tali proposte, si debbono sempre fare i conti con il tempo a disposizione, gli impegni di lavoro ed altro. Personalmente e al momento ho accettato soprattutto per gli obbiettivi che m’è parso di vedere nel programma della DcA prospettato dal presidennte provinciale Sacco e dall’impegno di cui so capace l’avvocato Milano e al quale darò la collaborazione che potrà servire e fino a quando servirà. Il riferimento dell’iniziativa del partito a Teora, rimane l’avvocato Milano e a lui  spetterà la guida e le decisioni per riportare quella politica che sembra totalmente sparita. 

“Per quanto mi riguarda rimango soprattutto consigliere di opposizione d’una amministrazione la cui maggioranza ha trasformato il “Comune di tutti” in un “Circolo privato” ( su questo sono perfettamente d’accordo col giudizio dell’avvocato Milano), peggiorando un “Sistema” di clientele e privilegi per pochi, che da oltre due anni ho denunciato e continuerò a denunciare con atti dovuti e legali, che mi spettano per dovere e per diritto istituzionale. Cercherò di venire più spesso, ma diversamente continuerò la mia opposizione con richieste e altro ancora: così come fatto e continuato a fare anche in questi mesi di maggiore lontananza. 

“La presidenza della Sezione della DcA è soprattutto una testimonianza di fiducia a coloro che si sono impegnati per riaprire Teora alla “politca” per sostituirla al “Circolo privato” creato dagli amministratori di maggioranza e voluto fortemente da alcuni di essi in particolare. Dichiaro sin d’ora che in qualsiasi momento e per qualsiasi motivo utile o meno, lascerò l’incarico proposto nelle mani del segretario unico avvocato Milano. 

3) “Ormai mi sembra d’aver già risposto. Ribadisco solo che vicino o lontano ho fatto opposizione, continuo e continuerò a fare opposizione. finché questo “Sistema di clientele e privilegi per pochi”  non cadrà o si dimetterà. Perché non credo che possa cambiare per sua spontanea volontà. Ne hanno avuto modo e tempo e non ci hanno nemmeno provato.”. 










permalink | inviato da vocirpine il 23/7/2008 alle 17:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (27) | Versione per la stampa


21 luglio 2008

TEORA: 4 ANNI FA IL COMUNE DISSE: "FATE QUALCOSA..."


ECCO COME GLI ARCHITETTI

PORRECA E MIGLIONICO

SI SONO INVENTATI

LA FONTANA DEL DRAGO



Da sinistra: l'architetto Salvatore Porreca e Antonio (Tonino) Miglionico


Si fa presto a dire “hanno fatto una Fontana !”. E si fa ancora più presto a dire: “Scrivi due righe...!” Sette parole in tutto che se le vogliamo spiegare appena appena, non basta la Treccani.. 


Enzo Bonifazi


La notizia, già data dal Corriere tempo fa. è riprononibile seccamente: “ Si chiama l’Isola del Drago ed è una Fontana fatta dagli architetti Salvatore Porreca e Antonio (Tonino) Miglionico. La nuova fontana è a Teora ed è la seconda dopo quella realizzata dall’architetto Francesco Forcella un paio d’anni fa, che avrebbe dovuto essere completata ma forse meglio ire arredata a cura del Comune che invece, francamente non l’ha fatto”. Qui, ora, parleremo della seconda fontana. 

Prima però un’osservazione: in Irpinia in generale ma forse più in Alta Irinia in particolare, una notizia così appare monca,  parziale, fa torto alla stessa Storia di questa terra. 

L’IIrpinia è infatti fra i luoghi d’Italia, la più ricca d’acqua e forse la più ricca di fontane, o almeno lo era prima del terremoto. 

La “fontana” di Teora di cui parliamo oggi, non è poi una “fontana” come si potrebbe comunemente immaginare, ma una vera “opera d’arte”, che impressiona soprattutto per la capacità degli archietti Porreca e Miglionico, di averla inserita perfettamente nell’ambiente che si voleva “bonificare”, per aver puntato sull’estetica e quindi-direbbe Sgarbi- “sul bello”, per aver creato sul serio un’”isola” che si può capire soltanto standoci “dentro”... e non c’è paura di bagnarsi.

Spiegare una fontana può apparire facile ma servirebbe poco se non si provasse prima a contestualizzare il significato e la simbologia affermatesi nel corso dei secoli. 

L’Irpinia è terra di fontane. Ad Avellino si possono visitare spazi d’esposizione di fontane antiche (chi scrive ne ha viste di bellissime) e si possono -tasca permettendo- acquistarle a prezzi francamente onesti. Una nota e famosa gioielleria espose per anni in vetrina una fontana stupenda che proveniva proprio da Teora. Il proprietario, perfettamente in regola, l’avrebbe lasciata al Comune a un prezzo più che ragionevole, ma non se ne fece nulla. 

Le fontane, si diceva, non sono solo “rubinetti” d’acqua, ma molto di più. Lo sanno bene quelli che conoscono la storia della fontana di Avellino nei pressi della Chiesa di S.Antonio Abate; e meglio ancora quei viaggiatori che in passato incontravano la fontana  lungo la via Salernitana che incrociava Borgo S.Antonio fra i più antichi di Avellino. 

Si potrebbe spaziare in lungo e in largo per l’Irpinia, ma rimanendo nel contesto Alta Irpinia, non si può fare a meno di citare il “Comune balcone” di Nusco, che domina le valli dell’Ofanto, Calore e Ansanto, e che è ricchissima terra di fontane. A raccontarle meglio di tutti è un libro edito da “Altirpinia”, scritto da Carmine Palatucci, che lievemente ma sbalorditivamente  ci porta tra le fontane di Nusco e fra Nusco e Lioni: la fontana di Contrada Fiorentino, la Contrada Fontigliano, la Fontana Leone dell’omonima Contrada, la Fontana di San Guglielmo ed altre ancora, ma ognuna con una sua storia e una sua bellezza specifica, come ad esempio la Fontana dell’Angelo. 

Ma non è solo Nusco a possedere queste storiche fontane. C’è Bagnoli Irpino, Cassano, Montemarano, S:Andrea di Conza. Rocca S. Felice, Morra, per non parlare di Caposele terra “regina dell’acqua”. Fontane-acqua, binomio che si perde solo nelle terre di Taurasi, dove dopo l’acqua delle Fontane del Mulinello e dello Zoppo a Castelvetere,  si confonde col vino di statura mondiale. 

Fontane..! Verremo fra poco a quella nuova di Teora e degli architetti Porreca e Miglionico, ma intanto due righe nell’oceano di notizie che riguardano queste opere, possiamo scriverle: soprattutto fra l’estate che ci scoppia intorno.

Fontane d’Irpinia risalgono al 400 avanti Cristo, ma solo più avanti divennero opere d’arte; ma non solo di sculttori come il nostro Bernini che ironia della sorte nacque architetto, ma anche di poeti. 

Acqua e fontane furono padrone e oggetto della più colta e grande poesia e letteratura. Chi non ricorda le “Chiare, fresche, dolci acque” di Petrarca ispirate dall Fonti di Vouclouse che s’incontrano salendo dalla Camargue verso Avignone?

Uno dei più ricchi filoni poetici dell’antichità nacque proprio per le Fontane. Si chiamavano iscrizioni “probatiche” ,dal greco pròbatos che significa “pecora”. Che c’entrano le pecore con le fontane è facile a dirsi: era nelle fontane che s’immergevano le pecore colpite dalla rogna e fu così che nacque anche la prima piscina della Storia, quella di cui parla il Vangelo a proposito di Bestaida: dove si curavano le malattie della pelle degli uomini, esattamente come la rogna delle pecore. 

Alle fontane e all’acqua si collegano poi i più grandi eventi miracolosi. Pensate alla Lourdes della cristianità ma anche al Corano che indica nella “più bella cosa del paradiso” la Fontana di Al-Cawathar  che “chi ne assaggia un solo sorso, non avrà più sete per tutta la vita”. E i Romani e prima di loro i Greci ? Venerarono in ogni Fonte una Ninfa o una divinità. Stessa cosa fecero i Sanniti e gli Irpini. 

Visto che ci siamo, raccontiamo pure che dalle “iscrizioni probatiche” si passò alle “iscrizioni di Fontane”. I commenti più belli arrivano da D’Annunzio sulle parole scritte da Claudio Cantelmo sulle fontane di Trigento. . Questo perché secondo gli architetti d’una volta, nulla più d’una Fontana si presta a iscrizioni simboliche. L’abate Tesauro volle su una fontana scrivere: “Nihil sibi! (Nulla per sé). Sulla Fontana davanti a un palazzo di Giustizia c’è scritto “Omnibus idem!” (La stessa acqua per tutti!).  I Canti di Castelvecchio di Giovanni Pascoli sono simboleggiati da una Fontana. Il Tasso conclude la meravigliosa descrizione del giardino incantano d’Armida con un verso sulla Fontana: “L’arte che tutto fa, nulla si scopre” (e questo perché la fontana era stata fatta di comune gesso). Nel giardino vaticano la fontana delle tre api dei Barberini, gettano zampilli e c’è un’iscrizione magnifica che inneggia alla Fontana. Tanto amò le fontane Barberini (papa Urbano VIII) che incaricò il molto più famoso architetto Bernini di fare una fontana (a conchiglia) e un’iscrizione. 

Il papa voleva ricordare se stesso, ma aveva fatto male i conti con il popolo. Perché Urbano  era un nepotista (oggi diremmo uno che fa politica clientelare) e allora dal giorno dell’inaugurazione in poi, apparvero scritte di tutti tipi contro il “celebratore”. L’ultima frase scritta contro le “balle dell’Urbano amministratore,  fu “bazzica!” (intendendo il popolo dire che “aveva sballato!”. Incredibilmente poco tempo dopo de-cadde. La Fontana fu poi risistemata e di lei si ricorda oggi solo l’autore: Bernini. 

Tornando a Teora, queste digressioni non sono casuali; esse rappresentano a nostro avviso la corretta e possibile cornice dentro la quale va inserita l’opera degli architetti Porreca e Miglionico: i quali, con la Fontana del Drago (nome curioso e poi diremo da dove deriva) rilanciano la primordiale e più antica accezione della “Fontana” intesa come opera. In questo senso i due architetti hanno dato non solo a Teora, ma all’Irpinia intera qualcosa,ché limitare al paese, appare riduttivo. Dopo averla vista, vien da pensare che se avessero avuto qualche euro in più da spendere, sarebbe stato meglio, molto meglio. 

Di quattrini- comincia l’architetto Porreca, teorese nato ad Atripalda- non ne avevamo molti a disposizione...”. E rivela subito un fatto che non tutti conoscono: “Le pietre che si vedono sui fondi delle vasche, le ha comprate e regalate di tasca sua il mio collega Tonino Miglionico. Le ha acquistate dai contadini della zona della “Civita”, che sono abituati da secoli ad ammucchiare le pietre trovate nei campi (i “cumuli”) e di lì le ha portate a Teora”. Come nasce la Fontana? 

Non nasce- fa Porreca- ce la siamo inventata!”. 

Cioè?

C’era l’esigenza di bonificare la zona davanti alla stazione dei Carabinieri, e il Comune ci disse: fate quel che volete.”.

E allora?

Allora-continua Porreca ( e l’architetto Miglionico confermerà), , decidemmo di fare qualche schizzo. Ognuno per suo conto, e poi confrontarci. Scoprimmo che avevamo avuto la stessa idea: una Fontana.”.

Ma quest non è proprio una Fontana, sembra più un’opera...

Vero- fa Porreca- ma c’erano problemi tecnici di non poca rilevanza. L’area era stata destinata a prefabbricati e i costi dello smantellamento delle piazzuole di cemento sarebbero stati troppo alti. Quindi io e Miglionico abbiamo decisio di riutilizzare tutto. E così anche i dislivelli li abbiamo usati come “rampe” che aurtomaticamente consentono anche ai disabili di girare per la Fontana”. 

Uno immagina una Fontana come un blocco con bocche che gettano acque. Invece qui si tratta d’una vera struttura, cascata annessa e percorsi che consentono più visuali....

“ Si, in effetti è così-continua Porreca-e dal punto di vista intepretativo si tratta d’un concetto Barocco,  che dopo il Rinascimento indica nuove strade e nuovi modi...come la “scoperta” delle cose nelle cose...”.

Dal progetto alla realizzazione...?

Qui è Miglionico che parla: “E’ il classico esempio che può ispirare l’adagio “fra il dire e il...fare..”. In fondo il progetto, se ce l’hai in testa -e noi ce l’avevamo- non è complicato a disegnarlo, ma ad attuarlo.”

Quindi?

“”Quindi dovevaamo cercare una ditta ad hoc. E per fortuna l’abbiamo trovata a Roccabascerana. Per quel che ci occorreva, era perfetta o quasi: perché il marmista era dell’impresa e disponibile in cantiere. Cosa non facile. ”.

Colpisce la cura dei dettagli..il materiale curioso..

Non troppo-riprende l’architetto Poreca-abbiamo usato brecciato irpino (pietra bianca) ma lavorata sul posto. Poi cemento stampato che riproduce effetti suggestivi già sperimentati a Honliwood nella riproduzione degli scenari dell’antica Roma e pietre trovate ed acquistate personalmente da Tonino Miglionico. Pietre antichissime, giallino-ambra che alla lunga daranno un “vero-tocco-d’antico” alle vasche.”

E la scacchiera, roba vostra?

Si. Conoscevo Marostica (famosa per la scacchiera in piazza) ma debbo ammettere che ci era parsa un’ottima soluzione, perché facilmente riproducibile. Alla fine rimane anche un punto di riferimento

E l’acqua della fontana e della cascata?

Quello-dice Porreca- è un esdcamotage, un tecnicismo che seppure appare moderno è di fatto antichissimo. L’acqua che si vede scorrere è la stessa ma inserita in un sistema idraulico che la ripropone costantemente. In fondo l’antica Fontana del Piano a Teora (fine ‘600) e quella ad esempio di Castelvetere (quasi gemella di Teora) s’informa allo stesso criterio e forse allo stesso scalpellino.”.

Perché Isola del Drago?

A questa domandaa, Miglionico e Porreca sorridono sia pure in sepaarata sede. E spiegano: “Nulla di preordinato come molti credono. E’ che dalla progettazione elaborata poi in computer, si notavano tratti e snodi che attraverso la planimetria, facevano rassomigliare l’opera a un drago. E così...Drago ! Niente di più, nientedi meno.”.

Sapete che opera è piaciuta parecchio? In fondo queste opere appartengono a chi le fa e al “mondo” che le vede e le gode in qualche modo.

Si-fanno-ne siamo lusingati”.

Possibile che non vi siano state critiche?

Aiàiààii...-scatta sorridendo Porreca- questa è cosa di cui preoccuparsi davvero...”.

E’ vero che le vibrazioni provocate dai camion delle cave hanno già prodotto danni alla Fontana?

E Miglionico: “Purtroppo è vero. Già si vedono le prime lesioni nei muretti di contenimento”.

Avete salvato gli alberi tutt’intorno. Vi saranno riconoscenti quelli che gli indiani definiscono “Gli Spiriti degliAlberi”.

Tutti e due insieme: “Ci fa piacere che sia stato riconosciuto, ma è anche vero che tutti gli architetti trovano gli alberi essenziali se non addirittura vitali.  Confidare infine nella benevolenza degli “spiriti degli alberi” è confortevole, anche se siamo italiani d’Irpinia e Basilicata”. 

Ultima domanda: è vero che sulla Fontana del Drago è stata fatta una tesi di laurea?

Si-conclude Porreca- ma questa è altra storia. Se possibile la racconto un’altra volta”. Va bene architetti, Complimenti!











15 luglio 2008

TEORESE INVESTITO DALL'AUTO D'UNA GUARDIA GIURATA

DI TEORA, MUORE A QUARANTATRE ANNI.

GRAVE INCIDENTE 

A CASALMONFERRATO

FINE DI RAFFAELE ROSAMILIA

TRAVOLTO DA AUTO

DI GUARDIA GIURATA


SCRIVE PIERO CASALE:

Una terribile notizia ha sconvolto la tranquillità dell’ estate teorese. Un nostro concittadino Raffaele Rosamilia di 44 anni da tempo residente nel Monferrato per lavoro è rimasto vittima di un tragico incidente stradale a Casale Monferrato. Raffaele è stato investito da un’ automobile guidata da una guardia giurata mentre percorreva a piedi la strada per rientrare a casa.

Ho conosciuto molto bene Raffaele la scorsa estate, erano anni che non tornava a Teora e ne era rimasto affascinato, quasi incantato. Abbiamo condiviso la tranquillità e la spensieratezza che l’ estate teorese riserva a chi decide di trascorrervi le vacanze. E’ ritornato a Natale per più di un mese. Amava Teora, la sua gente, i suoi amici. Un cuore grande. Sarebbe ritornato in agosto, lo aspettavamo. Un destino tragico e beffardo lo ha sottratto all’ affetto di quanti lo conosciuto, apprezzato e amato.

Addio Raffaele.


(Foto: si è davanti al bar Gala il cui proprietario Generoso Stefanelli e Antonio Vitiello, commentano- c’è anche Nicola Sibilia- i fatti accaduti a Raffaele Rosamilia)


La notizia che ci comunica Piero Casale, è stata pubblicata da un giornale del Nord ed è arrivata a Teora sull’onda del consueto tam-tam di amici che spesso accompagna queste tristi notizie. Ieri sera a Teora era già di dominio pubblico fra gli intimi del bar “Gala” di Generoso Stefanelli. Poche telefonate per sapere  e avere conferma che la vittima del grave incidente era prossimo parente (zio) di Gerardo Guarino del comune di Teora al quale rivolgiamo  sincere condoglianze . Raffaele Rosamilia era inoltre molto amico di tanti giovani,  e molto conosciuto fra gli over 30 e 40 di Teora . L’incidente nella notte fra sabato e domenica in circostanze che non si conoscono nei dettagli se non per informazioni date da Piero Casale e confermate brevemente da Gerardino Guarino: “So che è stato investito da un’auto guidata da una guardia giurata” . Si sa ancora che sull’incidente è stata aperta un’inchiesta dall’autorità giudiziaria. Il teorese Raffaele Rosamilia  era figlio di Gerardina Di Nicola , detta a Teora “Ciurella”, morta all’inizio dell’anno e di  Emidio Rosamilia. La morte della madre era stata  l’occasione per cui Raffaele era tornato a Teora, paese che aveva lasciato giovanissimo, a cavallo tra la fine degli anni ‘70 e inizi ‘80 nel periodo pre e post terremoto.  Era single, ma viveva a Casale Monferrato, in Piemonte, dove lavorava nelle Ferrovie e più specificamente nel settore dell’altà velocità. Raffaele Rosamilia lascia la sorella Giovanna e i parenti teoresi, olltre a due fratelli  (d’altre nozze)  uno dei quali in Svizzera imprenditore di un’attivitò di Taxi e l’altro in Venezuela. 

La salma non verrà trasportata a Teora. Dopo l’autopsia (prassi  in Piemonte) verrà tumulata nel cimitero di Casale Monferrato. A Teora intanto, nel tardo pomeriggio e davanti al bar “Gala”, gli amici più vicini: Generoso Stefanelli e Antonio Vitiello, che ha portato un filmato un cui Raffaele “era a cena con noi amici e amiche”. Generoso interrompe e fa: “l’avevo sentito qualche giorno fa e mi aveva detto che sarebbe arrivato a Teora per agosto”. E mentre aggiunge che “Ieri sera nemmeno ci si credeva...” chiama al telfono Gianna (Giovanna, la sorella). Squilla squilla, ma nessuno risponde. E mentre insiste a chiamare, Generoso aggiuneg: “Abbiamo fatto le scuole insieme, abbiamo giocato e ci siamo scambiati progetti per il futuro. Lui andò via poco prima del terremoto, ma poi , come succede a tutti gli originari di qui, era tornato e cominciava a venire con più frequenza”. Vitiello gira il filmato. Pare che funzioni, ma poi i fotogrammi non arrivano. Ma il profilo di Raffaele Rosamilia si materializza lo stesso grazie ai suoi due amici. “Sembra che in certe circostanze si debbano dire sempre le stesse cose-dice Generoso Stefanelli- ma Raffaele era veramente un bravo ragazzo, lo era davvero e sul serio. Lo so io ma lo sanno Piero Casale, Salvatore Porreca, Antonio Vitiello e tutti gli altri che lo frequentavano come noi. Faremo qualcosa per ricordarlo, non so ancora cosa, ma qualcosa faremo..ma non penso certo a una celebrazione”.



25 giugno 2008

Teora (Alta Irpinia, Italia, Europa) scoppia il caldo e altre cose...

FRA TIGLI CAPITOZZATI,

LETTERA D’INSULTI

NUOVO CASO BENZINA 

ACCUSE DI PECULATO

E MINORANZE SULL’AVENTINO..

...LA LEGGE AVANZA!



Giorno più giorno meno, eccoci. Avremmo voluto presentarci già ora con “Vocirpine” giornale on-line. Ma poiché spesso intenzioni, tecnologia e burocrazia non viaggiano alla stessa velocità, bisognerà aspettare ancora un po’. 

LO SCEMPIO DEI TIGLI

Il ritorno era previsto sabato e per l’occasione avevamo preparato tutta la vicenda dello scempio dei Tigli avvenuto a Teora dopo 6 mesi di incuria e indifferenza del Comune e dell’intero Consiglio Comunale(Minoranze comprese). Vi spiegheremo lo “scempio dei Tigli” per filo e per segno, ma ora servirà sapere solo che nel momento in cui scriviamo, e nel caldo torrido che ha colpito anche l’Alta irpinia, i 60 Tigli sono senza cime, rivestiti solo in alto dalle foglie spuntate a proteggere naturalmente i rami capitozzati dalla motosega. Se torniamo sui fatti è perché un gruppo di Tigli sono rimasti intrappolati fra mantto stradale e nuovo cemento per lavori pubblici (ormai oltre 120 giorni). Sono 4 mesi che se ne parla e  gli assessori ai lavori pubblici e alla viabilità (Farina e Milano) continuano ignorare ciò che invece in paese non s’ignora più: Teora è Tarantino e il verde d’inverno è curato (sic) nei suoi dintorni: dintorni che significano soprattutto davanti alle abitazioni del sindaco (Di Domenico), del vice (Farina) e del trice (Milano), coi quali bisogna complimentarsi per come tengono gli spazi davanti le loro case e “Sott’a l’uorte”(se così si dice), che lo stesso non piace, ma almeno si vede il tentativo di cura. Se da queste parti nessuno se ne frega dei Tigli, le notizie relative allo scempio saranno di sicuro interesse per i teoresi in Svizzera, soprattutto a Bellinzona, dove  si sa quanta attenzione  susciti nel loro consiglio comunale la cura degli alberi . In Svizzera i Tigli non sono un simbolo  ma essenza della nazione, ancor più che in Germania dove i Tigli sono sacri.

Rinviamo il discorso a un lungo post che proporremo con ulteriori commenti. Intanto andiamo avanti. 

LA LETTERA D’INSULTI

Dopo lo “Scempio dei Tigli” riprenderemo la storia d’una strana lettera di pesanti insulti contro un giornalista e un giornale. I galantuomini che ebbero la pensata, fecero firmare molta gente; parte della quale non sapeva nemmeno di cosa si trattava e altra parte ancora firmò perché erano state prospettate loro tutt’altre motivazioni (pace, campo sportivo, centro anziani : le motivazioni più diffuse). Per ora basterà dire che alcuni dei firmatari hanno smentito subito dopo e che altri, nei mesi successivi, hanno chiesto addirittura di sapere “cosa” avevano firmato, smentendo comunque di avere aderito agli insulti a giornale e giornalista. Vi informeremo anche e naturalmente delle reazioni alla lettera dei galantuomini; ché infatti non sono state solo dei firmatari, ma soprattutto e più fortemente di cittadini e minoranza. Altre e altrettante firme a far da contrappeso alla cialtronata (per usare un termine blando) che racconteremo. 

A proposito, vale qui sia pure in ritardo ma sempre in tempo, un ringraziamento a tutti coloro che hanno inteso solidarizzare con giornale e giornalista. Ma più ancora crediamo sia da sottolineare l’impegno preso con sé stessi. Non andiano oltre. Ci torneremo su.

Mentre preparavamo il ritorno con questa serie di notizie, è esploso , anzi ri-esploso quello che passa come il “Caso Benzina”. Poiché state per leggerlo con gli interventi degli interessati pubblicati nei giorni scorsi da il giornale “Corriere dell’Irpinia”, l’unico che approfondisca alcune questioni, sembra opportuno riassumere la vicenda.

IL CASO BENZINA

Dunque: durante la precedente amministrazione, il gruppo di minoranza e più segnatamente Saverio Zarra e Giuseppe Milano (oggi assessore e definito “trice”), al fine di esercitare il loro diritto-dovere a far bucce alla maggioranza, chiesero notizie dettaliate sul consumo di benzina e uso dei telefoni comunali. Per loro l’amministrazione era “ incapace e bugiarda “, tanto incapace e bugiarda da firmare un manifesto pubblico a un anno dall’avvento di Di Domenico, accusato di fare solo “slogan”. A Di Domenico i consiglieri Zarra e Milano dedicavano l’immagine di Pinocchio sopra una sfilza di siluri sarcastici.                         (QUESTO IL MANIFESTO)

La loro richiesta-indagine su consumo di benzina e telefonate ebbe  tuttavia esito attraverso due cittadini che alla fine fecero proprio l’impegno di esporre i fatti alla Procura.  E così fu, almeno per la benzina.

Quando arrivarono i primi avvisi di garanzia per Casale e Rosetta Casciano e poi la chiusura delle indagini e poi ancora i rinvii a giudizio, il sindaco Di Domenico trovò “più forte di lui” trattare l’argomento in aula consiliare, nonostante la consigliera Agnese Cogliano (unica presente di minoranza)  protestasse per l’estemporaneo comizio e fra il silenzio dei vari vice, trice ecc. In sostanza il sindaco che in campagna elettorale aveva minimizzato “pe’ nu poco e benzina e quacche telefonata stanne facenno apparì chissà cosa...”, nel comizio in aula cambia toni e modi.

Quel comizio cambiò tuttavia il corso delle cose. Casale che aveva intanto avuto il registro dei buoni benzina (gli avevano chiesto 40mila euro, ma poi si scusarono), ritenne di dover denunciare Di Domenico per gli stessi motivi per cui era stato lui stesso ( Casciano e Petoia che intanto avevaa patteggiato) rinviato a giudizio.  A seguito della denuncia di Casale, la minoranza che fa capo a Grasso chiede le dimissioni del sindaco Di Domenico, al quale Farina (vice) e maggioranza dedicheranno poi una solenne lettera legale, letta in aula da Farina e pubblicata sul sito del comune di Teora (è ancora lì), dove ci si impegna ad escludere ogni addebito al sindaco. La chiusa di Farina è una vera epigrafe celebrativa, cui seguono le firme dei vari 

Milano ecc.

Ma non era ancora finita.

Infatti, dopo la denuncia di Casale a Di Domenico a fine novembre scorso presso Procura e Corte dei Conti, cominciano le indagini sulla seconda fase del “Caso benzina”. Le conseguenze sono che il sindaco viene prima raggiunto da avviso di garanzia e poi dalla notifica delle conclusioni di indagine con ipotesi di reato di peculato e che in genere precede la comparsa davanti al Gup.

Ed arriviamo a sabato (21 giugno), quando sul “Corriere” appare una lettera di Casale, alla quale segue quella di Di Domenico (24 giugno) cui risponde ancora l’avvocato Gaetano Milano (25 giugno). Lettere che pubblichiamo di seguito e dove ognuno potrà farsi idea di quanto sta accadendo.




Teora, esplode il “caso benzina"


TEORA - Riceviamo e pubblichiamo un comunicato firmato dall’ex sindaco di Teora Peppino Casale.

«Il Sindaco di Teora Salvatore Di Domenico è stato avvisato dal Pubblico Ministero presso il Tribunale di S. Angelo dei Lombardi che si procede nei suoi confronti per la ipotesi di reato previsto dall’art. 314 comma 1 del C.P.

In altri termini, così come si legge nel capo di imputazione del ventidue maggio del 2008 deve rispondere di ipotesi di peculato perché: in ragione del proprio ufficio, quale assessore del Comune di Teora fino al ventinove novembre del 1998 e Consigliere Comunale per il periodo successivo, avendo la disponibilità del carburante per rifornire i veicoli e segnatamente l’autovettura Fiat Panda targata AV 279616, in quanto in ragione della qualità rivestita, aveva la facoltà di approvvigionarsi del carburante con la mera controfirma del buono consegna emesso dal gestore del distributore Q8 di Teora, si appropriava di carburante del tipo benzina in quantità non potuta determinarsi, approvvigionando in molte occasioni nel corso dell’anno 1998 l’autovettura privata Fiat Uno targata AV 318740, nella sua disponibilità, invece della citata Fiat Panda, facendo riportare falsamente sui buoni di consegna carburante come destinataria del rifornimento la detta autovettura in dotazione dei Comune dì Teora.

Raggiunge così in Tribunale l’ex Sindaco Peppino Casato ed altro ex consigliere comunale che già da tempo sono impegnati a difendersi sul medesimo capo di imputazione.

«Strano gioco del destino - dice Peppino Casale - proprio quel signore di Sindaco che per conto del Comune venne a costituirsi parte civile nei miei confronti chiedendo cosi la mia condanna, oggi è chiamato a dare conto del suo comportamento circa l’uso della benzina coinvolgendo anche tutta la Giunta Municipale nel votare a favore di tale costituzione di parte civile. Mi chiedo continua il Casale, la stessa giunta avrà il senso civico e la statura morale di costituirsi oggi parte civile nei confronti del Sindaco Di Domenico Salvatore, davanti al GUP dove sarà chiamato a rispondere? 

Comunque vadano le cose: giustizia è fatta e di questo ne darà comunicazione ai cittadini di Teora in un pubblico comizio che terrò a giorni, mentre ai nostri cittadini in Svizzera andrò ad informarli personalmente in una prossima visita che farò loro al più presto».



“Basta coi Masaniello a Teora"


TEORA- “Casale non ha fatto altro che alimentarerisse politiche ed esasperare i toni”. Il sindaco di Teora Salvatore Di Domenico, replica alle recenti dichiarazioni dell’ex primo cittadino Peppino Casale, e rispetto al “caso benzina” che ha provocato forti lacerazioni da qualche anno a questa parte.

Così continua il sindaco: “ Evidentemente al “consigliere ombra” i primi caldi di giugno gli hanno dato alla testa, farebbe bene a rinfrescarsi le idee nella sublime fontana a cascata realizzata da questa amministrazione in località cosiddetta “Isola del Drago”.

“E’ impresentabile dal punto vista politico, è come un cane bastonato che si lecca le ferite di maggio 2006. In modo autoreferenziale e megalomane dice di aver ricostruito il paese intero, con riconoscimento e relativa targa voluta anche dal sottoscritto  nell’anno 2003. Ora, posso affermare senza ombra di smentita, di meritarsi la medaglia d’oro per aver provocato un terremoto politico e sociale, ed il premio nobel del pettegolezzo e del gossip”.

Di Domenico continua: “Il popolo di Teora non prova neanche più curiosità ma solo disgusto. Vuol prendere in giro l’opinione pubblica con il gioco delle tre carteomettendo che l’autore della denuncia nei miei confronti è firmato Casale, il quale ancora una volta è stato avvisato dal Pubblico Ministero  presso il Tribunale di S.Angelo dei Lombardi per l’ipotesi di reato di peculato. Insomma si è dato la classica zappa sui piedi. Dopo il rinvio a giudizio di novembre 2007-riprende il sindaco di teora- con le sue stesse mani colleziona un altro avviso di garanzia ed ironia della sorte il suo difensore è colui che lo ha denunciato nel 2005 e dove Casale effettua il praticantato. Roba da matti. Ho la coscienza a posto. Ho utilizzato il carburante solo ed esclusivamente a scopo pubblico ed istituzionale”.

Ed è qui che il sindaco solleva dure accuse, riferendosi all’uso del carburante pubblico che sarebbe stato invece utilizzato da altri per funerali privayi: “A Roma, Forlì,  Latina, a vedere la maglia rosa in Basilicata, in occasione del Giro d’Italia...”. E se “il tribunale del popolo si è già espresso dando la fiducia ad una nuova classe politica dirigente”, il sindaco di Teora si dice fiducioso di attendere “con serenità il giudizio della magistratura. E non so con quale faccia tosta possa presentarsi in Svizzera dopo le sue estrenazioni colorite nei confronti dei nostri emigranti. In riferimento alla moralità della mia giunta comunale...pensi alla sua moralità...Da quale pulpito viene la predica, gli consiglio di leggere “Lettere a Lucilio” di Seneca”.

Di Domenico va avanti: “ Il sentimento più ignobile è l’invidia, e la rabbia, poi, è dovuta forse all’imminente inaugurazione della fontana d cascata e della scacchiera dell’Isola del Drago, all’ostello della gioventù, al campo di calcetto, e bocce in via Fontana del Piano, alla casa sociale per anziani, alla pinacoteca con cittadinanza onoraria al critico d’arte Leo Strozziero”. L’elenco prosegue: “ La programmazione dell’incubatore d’impresa per gli artigiani nelle aree Pip di contrada Fiumicello o la brillante operazione conotta presso la Regione Campania con il relativo finanziamento di circa due milioni di euro, grazie all’impegno fattivo del mio vicesindaco nonché assessore ai Lavori Pubblici Stefano farina, con il recupero del Mulino ad acqua Corona, come bigletto da visita all’ingresso di Teora. proporrò ai progettisti-sfida Di Domenico-di commissionare una imponente statua di bronzo in onore del magnifico Casale”.

L’impietosa analisi continua: “La politica è la cultura del fare, è dare risposta concreta ai problemi della gente. Non c’è spazio per i politicanti ed i Masaniello rionali, per la gogna mediatica giudiziaria al fine di distruggere l’immagine di Teora e dei Teoresi.

“A porposito di cultura ed in sinergia con le varie associazioni, presenteremo il ricco programma dell’estate teorese ed il cartellone teatrale 2008-2009. Colgo l’occasione per ringraziare la famiglia Casale per la donazine di una collana di libri alla biblioteca della scuola elemntare intitolata all’illustre e degno poeta teorese Virgilio Casale.

“A differenza di qualche personaggio che voleva far saltare o rimuovere l’insegna della bblioteca comunale, imtitolata a “G.Bonifazi”. Quesione di stile, di dignità e di cultura.




Avv Milano: "Le dichiarazioni del Dott. Salvatore 

Di Domenico attuale Sindaco di Teora appaiono 

pertanto gratuite, infondate, fuori luogo e destituite di ogni fondamento"


TEORA La contrapposizione continua. Stavolta è l’avvocato Gaetano Milano che risponde alle dichiarazioni rese dal sindaco Salvatore Di Domenico e che guardano direttamente lui. E infatti dice: “Questo intervento solo ed esclusivamente per dare un riscontro a quanto sostenuto con sdegno dal sindaco del Comune di Teora in ordine all'incarico difensivo assunto da codesto legale e nei confronti del dott. Casale Giuseppe, il quale risulta indagato con avviso di conclusione delle indagini, unitamente al Dott. Di Domenico Salvatore, attuale sindaco del Comune di Teora, pertanto co-indagato nel procedimento penale numero 1207/07 R.G.N.R. della Procura della Repubblica di S. Angelo dei Lombardi”..

A tal proposito, l’avvocato Milano precisa “solo per onestà intellettuale e memoria storica, che i fatti non sono stati correttamente esposti dal sindaco di Teora nelle dichiarazioni rilasciate al “Corriere di Avellino” il 24/06/2008 con titolo “E' ora di finirla con i Masaniello”, poichè il Sindaco sostiene che io avrei denunciato “il caso benzina a Teora”; ebbene si sbaglia, infatti, si trattava di un esposto e non di una denuncia al Dott. Casale Giuseppe, evidentemente la differenza è per palati fini per chi mastica dottrina e giurisprudenza non per chi si ritiene “giurista” con  spiccata improvvisazione.

“A tal proposito, a buon ragione, ricordo spesso le parole di un mio illustre “collega” il quale ripete sempre: “nella vita bisogna leggere!”.

“Infatti, l'esposto sul caso benzina del 2005 da cui è scaturito il procedimento penale numero 425/05 R.G.N.R. della Procura della Repubblica di S. Angelo dei Lombardi (procedimento autonomo rispetto al 1207/07 R.G.N.R.) è stato inoltrato dal sottoscritto e da un libero cittadino di Teora, su sollecitazione dell'allora Consigliere e Capogruppo di Minoranza Ing. Zarra Saverio che chiedeva documentazione al Comune di Teora (quando il Sindaco era già Di Domenico Salvatore) anche a nome di Milano Giuseppe (oggi assessore con  l'attuale sindaco Di Domenico Salvatore) (qui sì ironia del destino che comunque ha sempre più fantasia degli uomini)  e che esponeva l'anomalia dei consumi del carburante e delle telefonate del Comune di Teora dal 2001 in poi (circostanza confermata dall'Ing. Zarra Saverio alla Procura della Repubblica di S. Angelo dei Lombardi).

“Solo chi mi conosce-continua l’avvocato Milano- sa che su queste cose non transigo, forse perchè mi ispiro ad un'educazione di matrice familiare o perchè  ritengo un preciso impegno civile, sociale di ogni cittadino occuparsi di fatti che lo circondano, pertanto ho esposto i fatti alla Procura della Repubblica di S. Angelo dei Lombardi e ho chiesto l'accertamento di eventuali reati in capo ai responsabili.

“Le dichiarazioni del Dott. Salvatore Di Domenico attuale Sindaco di Teora appaiono pertanto gratuite, infondate, fuori luogo e destituite di ogni fondamento.

“Falso è anche lasciare intendere che io stia difendendo in tale procedimento penale il Dott. Casale Giuseppe dove, invece, il Dott. Salvatore Di Domenico quale Sindaco del Comune di Teora si è già costituito parte civile con provvedimento adottato dal Comune di Teora in giunta.

Per concludere: “Vero è che oggi si parla del “secondo filone” del consumo di benzina al Comune di Teora ed i fatti risalgono agli anni 1998/99; in questo procedimento penale, il sottoscritto ha avuto come “professionista” nomina a difensore da parte del Dott. Casale Giuseppe, che ha validi motivi per ritenersi innocente”.

“Il Dott. Salvatore Di Domenico, in questo giudizio, come in altri, “omette” volutamente nelle dichiarazioni rilasciate al Corriere Dell'Irpinia del 24/06/2008, che è difeso dallo stesso legale del Comune e già costituito parte civile nel procedimento penale 425/05 R.G.N.R., circostanza che non va sottovalutata anche in considerazione dell'imminente fissazione dell'udienza G.U.P. presso il Tribunale Penale di S. Angelo dei Lombardi (ad es. Come ci si facesse difendere dal suo legale contro se stesso) . 


La lettera, inviata anche a “Vocirpine” chiude così:

Tanto era dovuto per dovere di correttezza.


Avv Gaetano Milano




24 giugno 2008

Ogni promessa è debito. Ricominciamo..... da Stans

La pizza teorese arriva

anche a Stans (Lucerna)


 

L’11.novembre 2007  nel comune di Stans in Svizzera, presso il ristorante Cantina Italiana di Stans.,  Rocco e Maria Casale organizzarono la “pizza di S.Martino”. La notizia  ci arrivò, tramite Casale, più tardi rispetto all’appuntamento, ma promettemmo che l’avremmo pubblicata nel primo aggiornamento. 

Cari Rocco e Maria, sia pure con un bel po’ di ritardo manteniamo quanto detto: sarà almeno un ricordo e una curiosità che ci impegnerà magari a venire a Stans il prossimo novembre per sfidare anche noi la fortuna di trovare la moneta. Non dovessimo trovarla, sarà stato bello ritrovarsi.

Ora la vostra nota: “ Hanno partecipato 95 persone tra teoresi e amici da altre regioni d'Italia. 





Il famoso soldo e stato trovato da una simpatica teorese Katia Casale che poi dall'organizzatore é stata premiata con un piccolo omaggio.La serata é stata allietata da canti e giochi. Con la ottima riuscita di questa festa, grazie a tutti i partecipanti, speriamo che per l'anno prossimo si possa rifare magari anche con amici da Teora”.

Foto allegate

Antonio Ciccone e la moglie Filomena Casale con la fattiva partecipazione dei congiunti Rocco Casale e Maria (Stans Lucerna)  Rocco Casale <rocco.casale@bluewin.ch




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sfoglia     agosto       



Dal presidente
Napolitano
(e Berlusconi)
onoreficenza
all’artista
Francesco
de Rogatis





Il presidente Napolitano ha voluto spontaneamente conferire il titolo onorifico a Francesco de Rogatis di Teora; quale riconoscimento a chi si distingue dando lustro alla Nazione nel campo delle Arti, delle Lettere, dell’Economia, delle Scienze.



( e.b.) La notizia è di quelle che solitamente i giornali mettono fra le “brevi”. Si può dire come segue: l”L’artista e giornalista Francesco de Rogatis, teorese ma naturalizzato avellinese, è stato insignito dell’onoreficenza di “Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana”. La notizia gli è stata comunicata dalla Segreteria Generale del Presidente della Repubblica Napolitano e c’è la firma del Presidente del Consiglio Berlusconi”.
Punto. Ma se qui andiamo oltre la notizia un motivo c’è.
Intanto pensate se un giorno suonasse il postino per recapitarvi un plico? Un plico della Presidenza della Repubblica che vi annunciasse, per esempio, che siete diventati “commendatori”?
Ebbene, se foste degli esperti, non ci credereste. Perché una legge italiana del 1951 impone che per accedere a qualsiasi titolo onorifico “superiore”, bisogna passare prima e “senza alcuna deroga” al titolo di “Cavaliere al merito della Repubblica Italiana”.
Se poi per avere questo titolo di “Cavaliere” non avete fatto proprio nulla: ad esempio né domanda, né richiesta a qualche onorevole (di quelli che si trovano sempre lungo la strada) e nemmeno chiesto qualche “raccomandazione”, vi stupireste davvero di fronte al postino che bussa e fa: “C’è un plico per te!” e poi ci trovate dentro un “papiro” che consegna il vostro nome alla Storia delle Onoreficenze Italiane, che ha un solo capo a scriverla ed è il presidente della Repubblica Italiana.:
Vi stupireste come si è stupito l’artista e giornalista Francesco de Rogatis e come poche settimane prima di lui si è sbalordita l’artista Eva Fisher che due righe le merita per chi non sapesse chi è. Eva Ficher è una pittrice ex-Iugoslavia a cui i nazisti avevano deportato il padre e oltre 30 familiari. Con grandissimi sforzi, riuscì ad arrivare con la madre malata e il fratellino piccolo in Italia, per finire poi a Bologna dove diventò -autodidatta-una pittrice di fama mondiale. 120 mostre personali, nominata artista della Comunità Europea, portò in giro per il mondo le immagini dell’Italia più amata, quella dei mercati di periferia e dei paesaggi di Amalfi e Capri per dire qualcosa di lei. Finché approdò (prima donna artista al mondo)al Museo di Belle Arti di Osaka in Giappone. Solo dopo la “cultura” italiana scoprì, insieme ad Ennio Morricone che le dedicò un CD con 13 brani ispirati alla sua pittura, che la Ficher era ormai “italiana naturalizzata” e consacrata da Papa Giovanni Paolo II.
Le poche righe sulla storia dell’onoreficenza alla Fischer, sono utili per capire cosa è successo all’Irpino Francesco de Rogatis, autodidatta anche lui, ma che ormai ha dedicato una vita all’arte della pittura, in cui occupa da anni e ancor giovane, un ruolo di assoluto primo piano.
A Francesco de Rogatis (anzi all’ormai Cavalier Francesco de Rogatis) è accaduto quel che è ha già vissuto la Fischer. La mattina del 1° luglio scorso si è visto recapitare a casa un plico con ula lettera. Il Presidente Napolitano gli aveva conferito l’onoreficenza.
Poiché fra colleghi ci si parla in tutte le redazioni d’ Italia, e le notizie “volano”, è cominciata la cerimonia degli auguri. La cosa strana però, era che nessuno apparentemente aveva chiesto l’”onoreficenza al merito” per Francesco de Rogatis. Scava...scava...poi è venuto fuori che a chiedere al presidente Napolitano gli onori per l’artista e giornalista Irpino, era stata non già’ una Istituzione di Teora o di Avellino (che poteva esser logico e naturale), ma un’Associazione Culturale del Friuli Venezia Giulia. E questo a confermare che “Nemo Profeta in Patria” (nessuno è riconosciuto profeta nella sua patria). Tanto è vero - e sia detto senza alcuna polemica specifica- che nell’annunciata edificazione della Pinacoteca di Teora, per l’artista Francesco de Rogatis non è stato trovato nessuno spazio, nonostante le pareti cel Comune e dell’ufficio del sindaco, mostrino i suoi sempre più preziosi quadri.
A noi resta poco da fare: accanto agli auguri del presidente Napolitano e del presidente del Consiglio Berlusconi, si aggiungano quelli del Corriere per un artista che è anche giornalista e componente del Consiglio Direttivo dei Probiviri dell’Asso-Stampa. Auguri sinceri che però non possono non essere accompagnati da un breve profilo.
Francesco de Rogatis nasce da un’antica famiglia di Teora ( il fratello Angelo è medico e la sorella Ersilia insegna) ma nel campo artistico si rivela nel 1978. Come nasca il trait-d’union fra Teora in Alta Irpinia e l’Italia e poi il resto del mondo, è ancora un mistero che un giorno chiariremo. Sta di fatto che in breve tempo le sue opere trovano spazio in mosttre d’arte che partendo da Avellino si sposteranno a Roma, Pescara, Grosseto, Rimini, Rieti (dove è addirittura di casa) fino a Sassuolo, Muggia, Trento, Gorizia, Salerno e sempre ancora ad Avellino. Poi il balzo all’estero, dove inizia in Brasile, nel 1985, a Rio De Janeiro e via via le sue opere troveranno spazio in collezioni private in Italia, Francia, Germania, in Svizzera, Australia e Sud America.
Anche per capire meglio il perché dell’interessamento del presidente della Repubblica a questo artista italiano Irpino, vale sottolineare che Francesco de Rogatis è professore ordinari della Scuola dell’Arte “G.Morandi” di Fidenza, è membro de prestigiose Accademie (Accademia Iternazionale “Pantheon” di Rimini”- Accademia Tiberina di Roma e Accademia Universale “A. Magno” di Prato). E’ premio “Zeus” di Rimini, premio “Gran Prix Cote d’Azur “ di Sanremo; è titolare del trofeo “Biennale Internazionale della Critica” e Premio Nazionale “Don Morosini” per il settore Arte. E visto che ci siamo, ricordiamo anche che è presidnete dell’Associazione artistica “Caravaggio” di Avellino; presidente del “Comitato di Studi per il recupero delle tradizioni popolari Irpine” e Vice presidente del “Centro Politecnico di Arte Contemporanea di Avellino”.
Si potrebbe continuare, ma basta così. E perdoni l’artista e collega insignito per l’elenco dei suoi meriti che fino a oggi nessuno forse conosceva davvero. Ma se "a Cesare quel che è di Cesare..”, a “Francesco de Rogatis quel che è di Francesco de Rogatis”. Un titolo può anche essere solo un titolo, ma un’onoreficenza così è davvero al “merito”: e se assegnata a un italiano, Irpino e più ancora Altirpino di Teora, non era cosa da trattare fra le “brevi”.

(Il nostro caro Francesco de Rogatis è visibilmente lusingato e soddisfatto. "Non me l'aspettavo davvero, non così come è avvenuto per "motu proprio". Io- ha aggiunto-faccio quello che il mio istitno mi suggerisce: dipingo come mi detta il cuore e il resto va da sè. E questo perché dipingere è anche un rito, se vogliamo..anche una preghiera").








IL LIBRO
DI AGNESE COGLIANO


UNA GIOVANE MILANESE
INCONTRO' UN UOMO
DURANTE IL TERREMOTO
NACQUE UNA BAMBINA
E...NICOL TORNA A TEORA
E POI....A MILANO....



A circa dieci anni dalla presentazione del libro (storico) “Teora-nei documenti e nei monumenti” della prof.ssa Filomena (Menina) Donatiello Mazzeo, un nuovo libro (romanzo) “Dove la terra tremò”, della giovane Agnese Cogliano (assistente sociale e consigliera comunale), è stato presentato al teatro Europa di Teora, che per l’occasione ha fatto registrare un positivo e lusinghiero pienone di giovani e gente arrivata anche da tanti Comuni limitrofi.

Salutato giustamente come speranza a nuovi e ulteriori eventi letterari, la presentazione è stata affidata , oltre al giornalista Enzo Bonifazi (moderatore), proprio alla prof Donatiello Mazzeo, per l’ occasione madrina dell’evento insieme alla prof Dora Garofalo già preside dell’Istituto Luigi Vanvitelli di Lioni, e ancora i giornalisti Stefano Bonifazi, Paolo Ciccone e l’avvocato Gaetano Milano.
Il primo “pepe” di curiosità l’ha messo il moderatore, rivelando che la storia narrata da Agnese Cogliano affonda radici in un breve manoscritto ritrovato anni dopo il terremoto del 1980, che fa da sfondo alla vicenda narrata nel libro. Una storia, come dirà Dora Garofalo, che pure riprende e lascia spazio a belle e notevoli pagine sui ricordi dell’evento che sconvolse l’Irpinia. E’ Stefano Bonifazi a centrare poi il tema dominante, e cioè la storia d’amore che il filo del Destino tesse per una donna milanese conducendola a un appuntamento che sembra fatto apposta per la nascita di qualcosa d’altro, e che si può riassumere così: dalla tragedia (del terremoto) alla vita...
E’ Menina Donatiello Mazzeo ad aprire la strada alla trama e al senso del libro di Agnese Cogliano, “che rappresenta-a suo avviso- il coraggio e lo sforzo di chi non si lascia abbattere e anzi mostra di combattere il nichilismo e lo sprofondamento nello scetticismo”. E continua: “Il racconto di Agnese, tessuto su un cammino a ritroso nella memoria individuale e collettiva, è il segno d’una incessante ricerca di ognuno di noi nella storia...”. Ricordando infine il “bisogno di storia” che la spinse a scrivere il suo libro, ha riconfermato la validità del lavoro di Agnese Cogliano “che evidentemente ha sentito lo stesso richiamo a raccontare..che è poi anche un raccontarsi per colmare vuoti inoppugnabili..” (l’autrice al tempo del terremoto non era ancora nata). Sarà Paolo Ciccone a salutare la nascita d’un nuovo libro con un “ringraziamento personale all’autrice, che entra di diritto con questa sua prima opera, tra le fila di coloro che scrivendo, offrono memoria al futuro che avanza...”. Dello stesso tenore è l’intervento dell’avvocato Gaetano Milano che tuttavia intende “rimanere ai margini della storia tutta da scoprire...consegnando così ai lettori il piacere di ritrovare i propri ricordi e le proprie vicende attraverso quella descritta nel libro”.
Visibilmente emozionata , ma poi non troppo, Agnese Cogliano ha brevemente sintetizzato i motivi che l’hanno portata a scrivere: “ Era un vecchio sogno e forse..bi-sogno dell’anima, quello di scrivere qualcosa che avesse un forte contatto con la tragedia dell’80 che colpì il mio paese, la mia terra intesa come Ierpinia e Alta Irpinia. E se è vero che i sogni vanno seguiti e difesi, l’ ho fatto. Posso dire e davvero, con il cuore.”.
Riassumento: “Dove la terra tremò” racconta la storia d’una volontaria che da una vita tranquilla milanese si ritrova in viaggio verso un piccolo Comune dell’Alta Irpinia (Teora, distrutta al 95% ndr). Nell’Inferno di quei giorni, una “luce” d’amore che produrrà i suoi risultati proiettati nel tempo che segna la vita. Un libro “al femminile”, che stimola mille domande ma che traccia evidente un pregio tutto-donna-come ha chiuso il moderatore-: ovvero la capacità di vivere nel silenzio, a volte terribile e opprimente, una storia d’amore che proprio in nome dell’amore transitivo (dare), si colloca ai confini della solitudine”. L’interrogativo finale che lancia il moderatore è: “sbagliando s’impara, o sbagliando si vive...?”.

"DOVE"
LA TERRA
TREMO'


UN LIBRO DI
AGNESE COGLIANO

Il più antico, forse diffuso e conosciuto adagio, dice che “sbagliando, s’impara!”. E se riformulassimo il breve aforisma affermando che “sbagliando, si vive ! ”. ?
Sembrano interrogativi raccolti dal gran libro delle domande, destinate alle oziose ma spesso utili riflessioni serali fra amici o in famigliia, dove ognuno dice la sua ricorrendo ad esempi di fatti passati che hanno lasciato tracce, e dove alla fine i dubbi rimangono.
Ora, e a patto di aver presenti le domande iniziali, c’è un libro che può suggerire una risposta più esauriente. E’ un libro nuovo, una prima opera, che più volentieri voglio definire una “prova d’autore”, come usava nella più antica tradizione narrativa e come ben conoscono pittori e scultori quando trascinati dalla passione per l’arte “incominciano” a lavorare sulla prima tela bianca o sulla prima manciata di creta informe. Si fa così quando “si comincia a metter mano” e fanno così soprattutto i più giovani il cui slancio vitale non è soltanto una verità o eterna leggenda, ma il primo ingrediente per iniziare il cammino della vita.
Il libro si chiama “Dove la terra tremò”, l’autrice è la giovane Agnese Cogliano, assistente sociale, nata a Teora in Alta Irpinia in provincia di Avellino.
Presentato a pochi giorni dall’anniversario del terremoto che colpì duramente la Campania e la Basilicata e ancor più duramente Irpinia e Alta Irpinia, si potrebbe credere dal titolo di trovarsi di fronte all’ennesimo “saggio” sul sisma del 23 novembre 1980. Non è così.
Senza tinte forti, con rari sprazzi d’acquerello, Agnese Cogliano sceglie piuttosto i chiari-scuri della matita per tratteggiare l’i intima, silenziosa e solitaria storia d’amore, scoperta a Milano dalla giovane Nicol quando la madre muore lasciando a Nicol il libero accesso al suo passato, che è anche il”segreto” di entrambe le donne : dove però solo una conosceva e custodiva nelle pagine d’un diario che però un giorno s’interrompe...
Ma intanto, nella casetta milanese da sbarazzare per la morte della madre, Nicol, riga dopo riga, pagina dopo pagina, riprende il filo delle sue stesse origini e del seme che la fece “painta”. Scopre così l’esistenza d’un piccolo paese dell’Appennino meridionale: Teora, epicentro del terremoto che la distrusse insieme a tanti piccoli Comuni.
Il terremoto lontano, laTeora lontanissima, diventa lo sfondo della storia di Nicol. Non diciamo altro perché la presentazione ha comunque l’obbligo di lasciare la scoperta del filo narrativo ai lettori.
Tuttavia, se sfogliando il libro, i lettori (soprattutto queli del luogo) non troveranno i dettagli ragionevolmente intuibili già nelle prime pagine del libro, è perché l’autrice è partita da molto lontano, svelando l’intima vicenda di una donna e non le molto più note vicende sismiche che squassarono Teora in Alta Irpinia.
L’impressione (confermata dall’autrice Agnese Cogliano) è di trovarsi nella semplice e pur complessa storia d’una donna; d’una di quelle donne che sono state lasciate per secoli nell’ombra della storia e che lentamente, troppo lentamente, hanno cominciato a uscirne grazie anche allo sviluppo delle discipline antropologiche e dei movimenti sociali. Osserva ancora l’autrice che la più generale attenzione dedicata ai temi della storia della “mentalità”, della quotidianità, dell’individuale e della società con le sue regole e le sue pressioni sul “privato”, non bastano ancora per raggiungere gli standar di “libertà” auspicati e auspicabili per il mondo femminile.
Ed ecco perché il titolo del libro, che associa all’idea e al ricordo del terremoto, diventa più spiegabile se si pone attenzione a quel “Dove”..che indica solo lo sfondo lontano di una storia d’amore tutta privata.
Due sole domande all’autrice: 1) E’ vera la vicenda ? Risposta: “ Lettere varie e un breve manoscritto di cui ora non intendo dir nulla, autorizzano questa idea. Verissimo è invece quello sfondo, che è senza dettagli proprio perché sfondo lontano e basta.”.
2) Ho preferito definire questo libro una “prova d’autore”, perché la mancanza di “dettagli” fa pensare a una storia di “relazioni” che però chiama in causa tutta la società, il modo di pensare e quindi di affrontare i problemi che provengono dalla storia dei rapporti fra i sessi che è poi la storia di tutti. Temi questi sfiorati, ma che emergono come se le risposte debbano aspettare un secondo libro. E’ corretto pensare questo? Risposta: “Grazie di averlo compreso-sorride Agnese Cogliano-perché in effetti era nel progetto costruire una base per affrontare i tanti “perché” delle “condizioni” delle donne, e non solo, che continuano ad esistere nonostante il calendario dica terzomillennio. Sì, ci sarà un secondo libro e la vicenda di Nicol si svelerà rimanendo il filo d’Arianna”.

Agnese Cogliano
Dove la terra tremò
Edizioni Tracce, Pescara 2007
Narrativa pp. 116 € 10,0
In copertina: Realizzazione
dell'architetto Salvatore Porreca.





MILANO-TEORA

PIZZA DI S.MARTINO
IL 10 NOVEMBRE
SI PREPARA A MILANO
PER I TEORESI
(NORD E SVIZZERA)


Si chiama “Pizza di San Martino” e si presenta come una torta contadina di patate in sfoglia al forno. E’ un piatto semplice, ma è un’antichissima tradizione teorese che ogni anno, l’11 novembre,si rinnova sulle tavolate dei teoresi di tutto mondo. Tradizione ma anche gioco: perché dentro la pizza, insieme a patate e pezzetti di prosciutto, si nasconde nell’impasto una monetina. A torta divisa ognuno rovista con la forchetta e chi trova la monetina acquista il diritto di ordinare un pranzo e relativo menu come meglio gli aggrada. Gli altri saranno tenuti a pagare cibi, prepararli e servirli E quel giorno (generalmente 10 giorni dopo) il fortunato sarà l’unico ospite di tutti.
La tradizionale “pizza di San Martino” ha sempre trovato organizzatori che per l’ occasione riuniscono a tavola i teoresi sparsi nella penisola. Per anni è stato Massimo Cordasco il “patron” della festa che si teneva a Luino. Ora ci hanno pensato a Milano Peppino Lardieri e Gaetano Zarra, diventato papà (auguroni !) della piccola Ginevra e che- forse- mamma Dina Liloia (ri-auguroni!) potrebbe “presentare in società” (tempo atmosferico permettendo). Chi volesse essere presente troverà qui di seguito le coordinate per partecipare all’antica tradizione di Teora. La pizza sarà preceduta da una cena e solo allo scoccare della mezzanotte si taglierà la “pizza” perché qualcuno si aggiudichi monetina e patronato...
Gaetano Zarra ha inviato programma e menù. Eccolo:



Pizza di San Martino

Il 10 novembre 2007
Alle ore 19,00
Ci troviamo a Milano
in via Farini,81

Per rinnovare la tradizione teorese
della pizza di San Martino.
Sarà un momento conviviale
per rinvigorire
le nostre radici.

Per un’ organizzazione ottimale
dell’incontro, contattatemi entro
il 2-novembre-2007 per conferma
Comunicatemi la mail o il telef.
per ricontattarvi


E-mail: zona9@lardieri.ot
tel. 02-36553973
cell. 347-4569637


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Primi
Fusilli al ragù della domenica
Risotto fumè

Secondi
Braciola
Arrosto di vitello con spinaci
Pizza di San Martino

Torta dell’evento

Acqua-vino-Spumante-Caffè

Allieterà la serata la bravissima
Giovanna

( Costo euro 30)



LA CORNACCHIA
.....LIBBERALE....


e il Re Bajocco....

Una cornacchia nera come un tizzo,
Nata e crescuta drent ‘na chiesola,
Siccome je pijò lo schiribizzo
De fà la libberale e d’uscì sola,
S’infarinò le penne e scappò via
Dar finestrino de la sacrestia.

Ammalappena se trovò per aria
Coll’ale aperte in faccia aalla natura,
Sentì quant’era bella e necessaria
La vera libbertà senza tintura:
l?intese così bbene che je venne
Come un rimorso e se sgrullò le penne.

Naturalmente dopo la sgrullata,
Metà della farina se n’agnede,
Ma la metà rimase appiccicata
Come una prova de la malafede.
-Oh-disse allora-Mò l’ho fatta bella!
So bianca e nera come un purcinella...

-E se resti così farai furore:
-Je disse un Merlo- forse te diranno
Che sei l’ucello d’un conservatore.
Ma nun te crede che te faccia dànno:
La mezza tinta adesso va de moda
Puro fra gli animali senza coda...

Oggi che la coscienza nazzionale
S’adatta a le finzioni de la vita,
Oggi ch’er prete è mezzo libberale
E er libberale è mezzo gesuita,
Se resti infarinata bianca e nera..
vedrai che t’assicuri la cariera...

ER BRINDISI
DEL BAJOCCO


Re bajocco aveva chiesto
Er parere der Buffone
Pe’ fa’ un brindisi in maniera
Che piacesse alla Nazzione.
Ma però ner tempo stesso
Nu’ l’avesse compromesso.
Er Buffone, immassimato
D’ esse un membro del Governo,
J’arispose serio serio:
-Faje un brindisi moderno
E vedrai che l’invitati
So’ contenti e minchionati...

Beri ar libbero pensiero...
Dà’ una botta ar crericale,
Ma ner mentre che lo dichi
Fa’ l’occhietto ar Cardinale
E vedrai che l’occhiatina...
Piace puro alla Reggina.
Bevi e dì che voi la pace
Co’ li Stati de la Terra,
Ma ner dillo tocca er piede..
Al Ministro de la Guerra..
P’avvisallo ceh prepari
L’antre spese...militari...

Quanno bevi ar Re alleato
Devi aggì con furberia...
Senza dije che je compri...
li segreti da na spia,
Tanto più che...puro lui,
già ha comprato quelli tui.

Fa’ così che va benone:
E s’avanza la sciampagna
Bevi ar popolo...Capisco
Che tu bevi e lui non magna,
Ma schiaffalo puro in un banchetto...
Je fa sempre un certo effetto!


FRANCESCO de ROGATIS
NEL MASSIMO ORGANO
DISCIPLINARE ASSOSTAMPA.
LA SUA PROCLAMAZIONE
DAL PRESIDENTE MARIO CARUSO
ALL’ORDINE DEI GIORNALISTI


Per la prima volta nella sua storia, Teora vede un proprio cittadino eletto nel consiglio direttivo dell’Associazione della Stampa. Si tratta di Francesco de Rogatis, che giorni fa ha ricevuto la sua nomination a far parte del Collegio dei Probiviri, nel corso della cerimonia tenuta a Napoli, presso l’Ordine dei Giornalisti della Campania. La proclamazione del nuovo Consiglio Direttivo dell’Assostampa è stata fatta dall’amico e collega Mario Caruso, presidente della Commissione Elettorale, e inossidabile giornalista de “Il Mattino” che dopo una vita spesa in via Chiatamone, continua nel prestigioso ruolo di responsabile delle relazioni dell’Università di Napoli. Dire del prof Francesco de Rogatis sembra quasi superfluo, tanto è noto negli ambienti irpini, campani e nazionali come pittore di quadri indimenticabili, sulle cui tele si son fermate le immagini dell’Irpinia ante e post terremoto. Dotato di notevole talento, è forse stata l’arte la sua più grande passione insieme al giornalismo, che iniziò collaborando alla “Tribuna dell’Irpinia” e quindi alla “Tribuna Sport”, prima di fermarsi dieci anni a “Il Ponte” allora diretto proprio dall’editore e direttore del Corriere, Gianni Festa .Un’attività culturale a tutto campo quella di F. de Rogatis, che accanto al suo lavoro istituzionale, ha sempre trovato il tempo per curare non solo l’arte, quadri, mostre, giurie, scuola e organizzazione di mostre, ma anche la poesia. Sul piano giornalistico un curriculum di tutto rispetto: dopo il Ponte collaboratore al periodico politico “Proposta”, poi “Octopussy”; e ancora de “Il Punto” col direttore De Vincentis. Di lì in poi divenne per la prima volta direttore di “Radio Agnus” (Mercogliano), direttore di “Radio Colombo” (Aiello del Sabato) e direttore di “Radiolibera Teora”. Sempre nel ruolo di responsabile a “Rete Insieme Italia” e redattore di “Ugo Interattivo”, oltre che corrispondente del quotidiano “Il Giornale di Napoli” e articolista dell’”Opinione-Irpinia Oggi”. Passione sì, ma anche tanta competenza ed esperienza, maturata in quasi trent’anni di attività giornalistica: un bagaglio professionale che spiega ampiamente il suo ufficiale ingresso nell massimo organo etico-disciplinare dell’Associazione della Stampa. All’amico e collega F. de Rogatis cui non guasta una possanza fisica determinaata anche dalla quarta passione (quella della buona tavola) tradizionalmente tipica di una buona parte di giornalisti, vogliamo rivolgere gli auguri di buon lavoro, invitandolo a considerare anche l’opportunità di promuovere quell’antico e mai realizzato progetto di promuovere “la comprensione del ruolo dell’informazione” laddove (leggi Alta Irpinia) si ritiene diffusamente che gli organi d’informazione siano solo , o soprattutto, degli “strumenti”per promuovere fatti e idee utili alla “propria personale causa”, viceversa trattasi di “complotti ad personam”. Un’ idea singolare, di chi ignora la storia del giornalismo specialmente dal ‘46 in poi: la sua ricostruzione, la prassi legislativa, l’ordinamento della Legge sulla Stampa, la liberta necessaria, la Costituente e l’Ordine dei Giornalisti, gli aspetti sociali. i grandi dibattiti giuridici sull’esistenza della stampa e la sua autonomia attravreso la legge Moro e l’ordinamento costituzionale e il diritto di cronaca e d’opinione in relazione a uno di quei diritti fondamentali della gente, rappresentati dall’informazione. In questi anni di riavvicinamento all’Alta Irpinia, ho personalmente notato che le P.A. sono lontane anni luce dal linguaggio fomale (quindi sostanziale) coi rappresentanti del mondo della stampa; mostrando così atteggiamenti obsoleti per non dire risibili, e che sono poi retaggio d’una fondamentale sconoscenza dei ruoli, riassumibili nell’eccentrica idea che i giornalisti sono “amici” oppure no. Dell’argomento ho già parlato con l’amico faterno presidente Caruso, che nel suo autorevole ruolo all’Università di Napoli, vuole, e può, far molto. Idem il l’amico presidente dell’Ordine Ermanno Corsi che su questi temi è sensibile oltre che antesignano. Caro de Rogatis, sai bene che nelle Regioni del Nord quest’opera di sensibilizzazione è in atto da decenni. Al Sud meno, ma in questa Alta Irpinia poco o niente si è visto se non il coraggio di pochi giornali e giornalisti ad affrontare questa...realtà. Inutile infine sottolineare che per P.A non devono intendersi solo Comuni, ma altro, ben altro..e per ora mi fermo qui. “Dentro” la nostra istituzione, i problemi non mancano, ma per personale esperienza so che a patto di non distrarsi troppo dalla lettera del compito, si possono fare molte cose. Auguri e buon lavoro. (e.b.)

CELEBRIAMO
GUERRAZZI
CHE CELEBRO'
L'ASINO !


E' passato quasi inosservato il bicentenario della nascita di Francesco Domenico Guerrazzi. Sia pure in ritardo pensiamo cosa giusta ricordare il grande letterato che scrisse l'indelebile opera "L'Asino". Già Apuleio e Machiavelli avevano scritto su questo nobile quadrupede, ma mai come il Guerrazzi. Si deve all'arcivescovo Nunnari questa celebrazione: fu lui ad aprire gli occhi a chi scrive questa breve nota e che non sarà l'ultima. Nunnari aveva ragione su molte cose. Molte. Il miglior modo per cominciare a dirlo è pubblicare una serie di articoli sull'Asino, cui l'arcivescovo ci confidò di volergli dedicare un monumento. Siamo d'accordo. (e.b.)


"Via, tornate, ragazzi, a casa vostra,
Che per quest'anno asineggiaste assai."
"Qui giace l'aretin poeta tosco,
Di tutti disse mal fuorché di Cristo
Scusandosi col dir: non lo conosco!"
"Se volessi contare quante e quali Bestie, massime Corvi, nutrissero per zelo di religione santi eremiti e profeti nelle solitudini, la candela arriverebbe al verde prima che io avessi finito"

Racconta l'Asino
Nobile fui e nobile mi vanto. Non mi tirate dietro la lingua né mi fate il manichetto, imperocché in quattro parole ci chiariremo.
Ditemi prima, nobiltà presso gli uomini che fosse e poi vi dirò quello che fra gli Asini era. Nobiltà umana andò principalmente composta di prepotenza e di soperchierie; più tardi di servilità ad un uomo per tirannegiarne migliaia, di titoli per superbire, di ricchezza per oziare. La nobiltà a casa mia al contrario denotò serie di opere illustri per cui le fece, come benefiche a coloro, pei quali le furono fatte, di padre in figlio compite nella medesima casata.
Primo fondatore della nobiltà fu Caino, altri pretendono Nembrot, tali altri Ismaele e non manca chi metta innanzi Esaù; chiunque di questi ed anco veruno di questi si fosse, merita considerazione vedere come, diversi su la persona, cadano d'accordo sopra la qualità della medesima, che tutti i rammentati nel mondo ebbero fama di maligni, torbidi, soverchiatori, uomini insomma di corrucci e di sangue; i miti coloni e i tranquilli pastori si tennero in conto di plebe, nati a far numero, logorare le biade, quando ne avevano, e servire; i cacciatori chiamaronsi nobili e signori, perché attesero a cacciare gli uomini come le Bestie. I primi so che caddero lapidati; ma chi più dura la vince e alla perfine vennero a capo.
La galera, o mio re, fu inventata dai ladri, i quali per assicurare la rapina, dissero ladro qualunque avesse di ora innanzi rubato a loro; né si rimasero a dirlo, ma fabbricarono tutto l'arzigogolo delle leggi; grottesco edifizio, monumento di riso inestinguibile, se in fondo ad ogni titolo, di delitto, gli uomini, per temperarne la buffoneria, non avessero posto il carnefice, come il gloria Patri alla fine dei salmi. Guarda e vedrai che l'azione stessa fu o non fu delitto, secondo i tempi e i luoghi; nË basta: fu delitto o gloria, secondoché la benediceva o la malediceva la Fortuna; però Diomede, pirata caduto nelle mani dei Macedoni e tratto davanti ad Alessandro, gli disse in barba: - ora che tiro fu questo di farmi arrestare?
Perché con una sola nave io mi procaccio la vita mi vuoi chiamare pirata e tu che rubi il mondo con grosse flotte pretendi il nome d'imperatore? Rovescia la berretta e pensa che tu saresti Diomede se io fossi Alessandro; inoltre bada ch'io rubo per malignità di fortuna ed angustia di averi, mentre tu arraffi per agonia di fasto e per non saziabile avarizia; se il mio stato migliorasse, quasi quasi potrei cimentarmi a promettere che diventerei galantuomo; almeno mi ci proverei; ma tu quanto più ti empi hai fame.
Alessandro che, preso pel suo pelo, in ispecie quando non aveva bevuto, era dolce come pasta di zucchero, gli rispose: - Dunque, se vuoi rubare in pace, vieni a rubare con meco - e lo promosse a grado cospicuo nella onoratissima professione delle armi(229)
La nobiltà dell'asino rimase inalterata; né a re, né a imperatori, né a papi io detti in balìa le mogli e le figlie; tradimenti e spiagioni io non conobbi mai, puri sempre potei levare i miei zoccoli al cielo; quale mi vide il primo giorno del mondo mi trovò l'ultimo; di fuori mantenni tenacissimo le orecchie lunghe, dentro la osservanza alle regole dell'onesto vivere civile.
Però il nome, l'origine, i fatti e i detti miei furono tolti dagli uomini bene avvisati per argomento di poemi, di storie, di rime forbite e di prose di romanzi. Di quelli poi che amici non miei, bensì della mia fortuna, dopo avermi perseguitato con un diluvio di lodi, allo improvviso mutato vento, mi dissero: raca! anzi pure: - ammazza! ammazza! - codardissimi ribaldi indegni dell'onore di una mia zampata io non conservo memoria; come con una scrollatina di groppe dispersi eserciti di Zecche, che mi si erano annidate addosso, così sollevando al cielo il pensiero cacciai cotesti schifi dall'anima mia.
Ma fra gli amici fedeli della sventura sempre caro mi tornerà ed onorato alla mente il nome di Gessner, comecché tedesco, che dettò il libro: De antiqua honestate Asinorum; secondo a lui, ma distante di poco, viene nella mia tenerezza il Passerati, il quale tessé lo “Encomium Asini” con ingegno per avventura pari e generosità maggiore che non dimostrò Pietro Contrucci pistoiese, il quale buscò sei scudi per comporre l'elogio di monsignor vescovo Giraldeni. Il Tischebein (notate bene la venerazione dei tedeschi per l'Asino), che fu direttore insigne della Reale Accademia di Napoli, disegnò immagini stupende rappresentanti la nascita, le avventure e la morte dell'Asino; per la quale cosa se in parte fui, come Alessandro Magno, infelice, non trovando Omero, che di me cantasse la Iliade; in parte i cieli più che a lui mi si mostrarono cortesi, facendomi dono di un tale, che me la dipingesse. L'Heinsio (sempre tedesco) si onorò onorandomi col panegirico “De laude Asini”. Cornelio Agrippa conclude la declamazione de “Vanitate Scientiarum col'Encomium Asini”. Il Paolino scrisse un trattato de Onographia, Plinio il Vecchio nella Storia naturale, Aristotele ed Eliano nelle Storie degli Animali, l'Aldovrando nel trattato de Quadrupedibus solidis, di me parlarono sparsamente cose dotte quanto leggiadre. L'Egadio, il Pierio nei Geroglifici, l'Haseo nella Diatriba, Giovanni Maggiora e Francesco Widebran spesero con grato animo, ed utile non mediocre le forze dello ingegno intorno alle faccende dell'Asino. Apuleio, l'autore della Luceide, il Firenzuola e Niccolò Macchiavello accrebbero lustro alla propria fama scrivendo dell'Asino e per di pi? di oro. Monsi? Jannin, frammento trentaseimilionesimo del cervello umano domiciliato a Parigi, nel libro dell'Asino morto e della Fanciulla decapitata scrisse di noi così saviamente, come asinescamente (per accomodarmi ai modi della favella umana) in altro suo libro della Italia.
Ho detto poc'anzi, che il mondo cessò lasciandoci col desiderio della Iliade, e non mi ritratto; però di poemi noi non patiamo difetto. Nei giorni, nei quali mi toccò a portare basto nel mondo, io lessi con ricreazione stupenda dell'animo sbattuto la Dionomachia o guerra dell'Asino di Salvatore Viale consigliere della corte di Bastia, vera coppa di oro, il quale in tanta malignità di secolo volle insegnare ai giudici suoi colleghi di terraferma, come sia onorata e vantaggiosa impresa promuovere gli Asini, non già perseguitarli.
Un Borsini sanese cantò dell'Asino a Malta, ma invece di confidare alle Grazie una lettera d'invito per le Muse, affinché queste andassero a spruzzarli i versi coll'acqua benedetta d'Ippocrene, inavvertentemente pose loro nelle mani un precetto con intimazione a pagare dentro le ventiquattro ore una cambiale scaduta rimastagli in tasca con altri quattro o sei gemelli, ond'è che le Muse, di simili faccende ignorantissime, reputarono ch'egli fosse Cursore, non Poeta e fuggirono via a tiro di ale come Piccioni spaventati. Ugo Foscolo, giacinto greco educato dai soli d'Italia nello Hypercalipseos pose sopra le mie labbra forti e sacri documenti, e di ciò lo ringrazio, ma nonostante la riconoscenza, che gli professo, devo dolermi di lui per due cagioni: la prima è di avermi descritto scorticato, la seconda di avermi apposto su le groppe l'ale. Scorticato, metto addosso ai cristiani raccapriccio e spavento, e pochi vi ebbero uomini cui bastasse il cuore di sostenere la vista di un Asino scorticato, mentre al contrario un Asino calzato e vestito gli Ë tutta altra cosa. In quanto all'ale poi io protesto recisamente che non mi si addicono, e comecchË nel nobilissimo municipio di Empoli da tempi remoti fino ai miei s'incocciassero a far volare i loro Asini, si conobbe a prova ch'egli era tempo perso; e gli uomini Empolesi hanno gittato via ranno e sapone in questa testardaggine di volermi mandare in alto a volo, non già nel lavarmi il capo.
A tempo debito non mancai di avvisare gli Asini, badassero bene ad astenersi dalla superbia e stessero fermi a reputarsi Bestie essenzialmente quadrupedi; e chi mi diede retta se ne trovò bene.

UN LIBRO
DI ERBERTO PETOIA

MITI E LEGGENDE
DEGLI ZINGARI
FRA LUPI MANNARI
E DEMONI
DELLA LUSSURIA

(E.B.) A 16 anni Linda Schopper, che abitava a Wurzburg, in Germania meridionale, avrebbe voluto diventare parrucchiera, ma il suo desiderio non venne esaudito. Nessuno dei negozi autorizzati al tirocinio fu disposto a offrirle un posto di apprendista: la ritenevano “una richiesta incredibile”. Uno dei parrucchieri poi interrogati spiegò le ragioni:”Come posso chiedere ai miei clienti di farsi lavare i capelli da una zingara?”.
Gallier Herzberger, figlio d’un ramaio ambulante, nel tentativo di spiegare, a sè e agli altri, le ragioni che l’hanno portato a noin finire le scuole, racconta: “In ogni città la situazione era la stessa: mi davano un banco in fondo alla classe, e poi nessuno mi rivolgeva più la parola”.
Questi due episodi li raccontò anni fa, un certo Harald Hitler, Rom di Francoforte, che si preparava a rappresentare ad un congresso i suoi amici Roma (così si chiamano in Germania gli zingari “bradi” per distinguerli dai Sinti, considerati integrati). E aggiungeva alla giornalista Annelie Stankau che curiosava nel mondo dei nomadi: “ Prenderemo pubblicamente e per la prima volta la parola nel mondo occidentale, per spiegare come non sia affatto vero che desideriamo essere nomadi, ma come è invece vero che vorremmo una vita normale esattamente come voi”. Poi, e più con tono rassegnato che accusatorio, chiudeva:” Portiamo da secoli sulle spalle la “colpa” di “esistere” in gruppi che le società e più ancora i nazionalismi non accettano anche per pregiudizio. Quelli che ci vogliono ladri, bugiardi, ignoranti e privi di cultura. Non è così. E culturalmente parlando possediamo una storia ricca di valori e tradizioni, fiabe e fantasie, riti e religione, codici e comportamenti e che nessuno conosce: la nostra storia che non è la vostra.”.
Sono passati molti anni da quel viaggio a Berlino e ancor più da quando vidi la prima volta l’oceanica folla di zingari che ogni anno si raduna intorno alla Madonna Nera in Camargue (la Madonna degli zingari), ma non avrei detto che le risposte alle affermazioni del giovane Harald Hitler (ci vuol coraggio per uno zingaro portare quel cognome !), le avrei trovate proprio da queste parti, fra Teora e S.Andrea di Conza, dove sono le origini del prof. Erberto Petoia, autore di molti libri ma nel nostro caso del libro “Miti e Leggende degli zingari” (Franco Muzzio editore).
Erberto Petoia è persona conosciuta, ma non tutti sanno della sua affascinante attività di ricercatore, traduttore e scrittore. Laurea in Lingue e letterature straniere moderne all'Istituto Universitario Orientale di Napoli con una tesi in Storia delle Religioni, Erberto Petoia ha collaborato per anni con il professor Alfonso Maria di Nola ( fu il massimo esponente italiano del settore) alla cattedra di Storia delle Religioni e Antropologia Culturale presso l'Istituto Universitario Orientale di Napoli e presso l'Università di Roma III, dove è stato impegnato in diverse ricerche sul campo. E' membro del comitato scientifico del Centro studi per le tradizioni popolari “Alfonso M. di Nola” di Cocullo. Attualmente è impegnato nella raccolta e catalogazione delle tradizioni popolari irpine. Collabora, con articoli a carattere antropologico e storico- religioso, a Medioevo ed altre riviste.
Nel suo libro “Miti e leggende degli zingari”, Petoia traccia la storia degli zingari ma affronta magistralmente ciò che determina le connotazioni affettive e religiose di questo popolo che nei secoli non s’è ancora affrancato dagli inquietanti interrogativi che l’accompagnano nel loro cammino.
Si fa presto a dire “Miti e leggende” , ma in due sole parole c’è la magia del lievito che nel tempo ha permesso di sfornare i caratteri delle società, compresa quella degli zingari. Senza quelle storie che la gente considera fantasie e astrazioni, il nostro stesso mondo occidentale non sarebbe quello che ci appare. L’Irlanda non sarebbe quella che “vediamo”, e nemmeno l’Inghilterra, e via via la Spagna, la Germania, l’Austria. L’Italia stessa.
Per tutti ma più ancora per gli amanti del genere, Erberto Petoia ha regalato un biglietto per un viaggio affascinante e si può senz’altro dire unico. Dopo la lettura della lunga serie di storie, tipo “I chiodi della passione”, “La leggenda di Tchen e Gan”, “Il furto perdonato”, “Le zingare e il calvario di Gesù”, “Come lo zingaro diventò bugiardo”, “Dio e le donne del destino”, “Le streghe degli zingari: le Holypi”, “Il lupo mannaro”, “Le fate del destino” ecc..ognuno troverà un motivo per guardare gli zingari con altri occhi. Rimarrà certo la diffidenza, ma si comprenderà meglio che dietro questo popolo c’è ben altro che quella speciee di “niente” cui siamo abituati a pensare, sbagliando.
ZINGARI
Si stima che nel mondo vivano circa 10 milioni di Rom, distribuiti in molti gruppi che tuttavia si distinguono per usi, comportamenti e dialetti diversi. I Rom, come i Sinti (venuti in Europa, Germania in particolare, già 600 anni fa, provengono in origine da una regione dell’India settentrionale, il Punjab. Il loro idioma-il Romanes-si ricollega al sanscrito, integrato da elementi linguistici raccolti nei vari Paesi di stanziamento. Inizialmente questi nomadi furono accolti con ospitalità. Alcuni principi concessero lo “salvacondotti” che garaantivano libertà di movimento. Con la graduale evoluzione della situazione economica, si modificò-negativamente-anche quella dei Sinti. Tra la fine del ‘400 e il ‘700 vennero emessi oltre un centinaaio di editti contro gli zingari. Le Diete imperiali (fine ‘400) li misero al bando come proscritti. Poi furono promulgate leggi contro di loro e infine registrati. Il nazionalsocialismo fece il resto: e come per gli ebrei, i nazisti cominciarono a sterminarli sistematicamente. Dopo la guerra i sopravvissuti e i parenti delle vittime non hanno praticamente ricevuto alcun risarcimento: né morale né materiale.
ALTRE OPERE DI ERBERTO PETOIA
Vampiri e lupi mannari , Roma , Newton & Compton, (tradotto in spagnolo con il titolo Vampiros y hombres lobo, Barcelona, Galaxia Gutenberg, tradotto in polacco con il titolo Wampiry i Wilko_aki, Kraków, Universitas Wydawnictwo, 2003)-Miti e leggende del Medioevo, Roma, Newton & Compton, (tradotto in ceco con il titolo Stredoveke Myty a Legendy , Praha, Volvox Globator, 1998)-Malocchio e jettatura , Roma, Newton & Compton-Ristampa di Miti e leggende del Medioevo, Roma, Newton & Compton -Storia e leggende di Babbo Natale e della Befana, Roma, Newton & Compton, (in collaborazione con Claudio Corvino)-Le apocalissi della ragione e dell'anima, postfazione a P. Clifford, Breve storia della fine del mondo, Roma, Newton & Compton -Il malocchio: note storico-antropologiche, in A. De Spirito- I.Bellotta (a cura di), Antropologia e Storia delle Religioni. Saggi in onore di Alfonso M. Di Nola, Roma, Newton & Compton-Ristampa di Miti e leggende del Medioevo, Roma, Newton & Compton-Ristampa di Vampiri e lupi Mannari, Roma, Newton & Compton-Fiabe e leggende del Medioevo, Milano, Mondolibri-Miti e leggende degli zingari, Roma , Franco Muzzio editore.
Erberto Petoia ha inoltre tradotto e curato:
-John William Polidori, Il vampiro, seguito da Un racconto della campagna romana di Anne Crawford, Roma , Newton & Compton,-Thomas Hardy , Jude l'oscuro, Roma, Newton & Compton-Colin Wilson, Alla scoperta dei misteri del soprannaturale, Roma, Newton & Compton-Paula Clifford, Breve storia della fine del mondo, Roma, Newton & Compton -Gerry Bowler, Dizionario universale del Natale, Roma, Newton & Compton.


LE RAGAZZE DI BENIN...



E' USCITO
UN NUOVO LIBRO DI
LAURA MARAGNANI

"...e ora ti spiego che la tratta non è solo un problema di sesso, di puttane e di clienti...".

(Enzo Bonifazi) Hanno anche 12 e 13 anni e sono alte, nere, statuarie: sberle di ragazze avviate a quel “mondo del lavoro” che noi italiani chiamiamo “fare le puttane”. E le fanno “le puttane”, proprio qui in Italia, sotto i nostri occhi strabici e incapaci di vedere “dentro” le cose.
La loro storia e la loro vita nell’Italia di oggi, già culla della civiltà, ce la racconta per la prima volta Laura Maragnani, giornalista di Panorama e già scrittrice di altri libri di successo fra cui “Nero Padano” pubblicato da Rizzoli dieci anni fa. Ce la racconta con un libro 'LE RAGAZZE DI BENIN CITY' pubblicato da Melampo, presentato ufficialmente il 5 marzo in Val D’Aosta dove vive la vera protagonista e finalmente da oggi 14 marzo nelle librerie italiane.
Belle, bellissime... e per questo schiave e incatenate ai meccanismi d’una organizzazione fatta di persone solo in apparenza umane; meccanismi che oltre Laura Maragnani oggi, solo il giornalista e scrittore Scerbanenco osò portare sulle indimenticabili pagine dei suoi romanzi degli anni ‘60 e ‘70.
Sapete cos’è un “papagiro”? Isoke Aikpitanyi, vera protagonista del libro nata a Benin City e sbattuta suille strade di Torino giovanissima nel 2000 e che oggi finalmente libera ha aperto una casa rifugio per le giovani schiave; Isoke dunque l’ha raccontato a Laura Maragnani e questa a noi che possiamo da oggi leggere questo libro.
Un libro duro, che ci rimanda alle violenze umane degli zingari sui bambini raccontate due secoli fa da Victor Hugo ne “L’uomo che ride” o nelle pagine di “Boujargal” dove la schiavitù nera del tempo non ebbe paragoni nemmeno nei ricordi del “Villaggio di Stepancikovo” scritto da Dostoevskij.
Cosa spinge questa folla umana di splendide ragazze a lanciarsi nel buio della vita? Laura Maragnani ci racconta anche questo. A fare il resto è la cultura delle “ragazze di Benin”, fatta di legami che non si spezzano nemmeno a migliaia di chilomtetri di distanza, non si spezzano nella solitudine, non si spezzano di fronte a niente...e che invece dovrebbero essere tagliati di netto: come un nodo gordiano.
Ma in origine è la “fame”, quella “FAME” in maiuscolo che non è solo quella che comunemente intendiamo noi, ma è quel “non-vivere” che meglio di qualsiasi scrittore ha descritto un gigante della letteratura di fine ‘800, Knut Hamsun, la cui potenza espressiva fulminò gente come Tolstoy e Zola, Bjornson e Ezra Pound. Ebbene Hamsun, proprio come il mistero mai risolto della sua nascita e crescita letteraria (studiò fino a 14 anni in una povera frazione della Norvegia), raccontò tutti i misteri della fame (autobiografica) in quella monumetale opera che ebbe e ha per titolo proprio “Fame”.
Si sopravvive alla fame, in ogni senso? Si e Laura Maragnani nel suo nuovo libro traccia benissimo, anche se da scoprire, le linee guida e le misteriose strade che dalla miseria umana organizzata da belve umane, possono condurre alla “luce”.
Come è nato questo libro che racconta per la prima volta la storia di un’ex-schiava in Italia?
Lo dice la stessa giornalista Maragnani : ''Abbiamo coinvolto nel progetto del libro una cinquantina di ragazze di Benin City e dintorni, tutte vittime ed ex vittime della tratta. Molte sono ancora sui marciapiedi italiani a lavorare, alcune si sono sposate con dei clienti, altre sono sfuggite al racket ma sono costrette a vivere nascoste per paura di essere uccise'' spiega la Maragnani. ''Altre, invece, dopo aver pagato il debito con l'organizzazione che le ha fatte venire in Italia, comprano delle ragazze in Nigeria e diventano, a loro volta, delle maman''.
E chi è Isoke? Sognava un lavoro come commessa in Italia. Per averlo, aveva giurato di pagare 30mila euro. Ma quando Isoke Aikpitanyi, nigeriana di Benin City, e' arrivata a Torino, nel dicembre del 2000, ha scoperto che il 'posto di lavoro' che le avevano promesso non era affatto in un negozio: ''Era in mezzo a una strada, anzi un marciapiede. Intorno a me camminavano ragazze seminude, nonostante il freddo e la neve, con delle scarpe dal tacco altissimo: prostitute. Peggio: vere e proprie schiave del marciapiede'' racconta oggi Isoke. ''In Italia ne arrivano a migliaia, e tra queste ci sono anche ragazzine di 12-13 anni, cedute dai genitori alle 'maman'. Per pagare i 30-60 mila euro del viaggio sono costrette a prostituirsi. E quelle che provano a ribellarsi vengono picchiate, violentate, uccise in modo terribile per dare l'esempio alle altre''.
Isoke aveva 20 anni quando arrivò in Italia....e ricorda:
La prima volta che vai sulla strada per lavorare vai nel panico.
Io ricordo la strada.
Ricordo il marciapiede.
Ricordo la mia vergogna di stare lì, con dei vestiti assurdi.
E l'attesa.
Ricordo l'attesa che qualcuno arrivasse e mi facesse un segno dal finestrino abbassato, che dicesse vieni, che dicesse quanto.
Ricordo ancora la voce dei primi che mi hanno chiamato, e la mia voce che rispondeva no, no, no...
Ma è impossibile ribellarsi, perchè il prezzo è la morte.
Oggi la voce di Isoke, finalmente libera, si intreccia alle mille storie delle sue compagne di sventura in una testimonianza durissima e commovente: le terribili maman e i loro riti voodoo, i clienti che stuprano e quelli che si innamorano, i bambini nati in casa e quelli cresciuti di nascosto. E il dolore, la rabbia, le fughe, l'umiliazione di chi «sbatte» sul marciapiede sette giorni la settimana.Per cinquantadue settimane.Per dodici mesi.Per tre o quattro anni.
Come Isoke sia infine tornata libera ritrovando mille e mille ragioni in più per vivere proprio nell’Italia che l’aveva buttata nella disperazione, lo racconta Laura Maragnani nel suo nuovo libro. Il primo appuntamento in libreria è fissato a Roma per lunedi 26 marzo alle ore 18, presso la libreria L'Argonauta - Libri per viaggiare ,Via Reggio Emilia n°89 00198 Roma tel. 06 8543443 (info@argonautasrl.it www.argonautasrl. Saranno presenti oltre alla Maragnani e Isoke Aikpitanyi, Stefania Caracci e Sandra Petrignani.

'LE RAGAZZE DI BENIN CITY'
DI LAURA MARAGNANI
(MELAMPO, 112 pp. - 12 euro)

I diritti di questo libro contribuiranno a sostenere le campagne e le iniziative del progetto "La ragazza di Benin City".






PAROLA DI SINNACO:
L’IMPORTANTE E’ NEGARE...

-Non è vero che o' sinnaco adopera un linguaggio gravemente offensivo verso gli avversari,
-Non sarà vero che ha letto una lettera modificata e quindi falsa ai cittadini...
-Non è vero che ha detto di avere "carte segrete" sull'eolico e che le "utilizzerò al momento opportuno..."
-Non è vero che ha negato le presidenze delle commissioni alle minoranze (come invece prevede lo Statuto),
-Non è vero che abbia di fatto impedito alle minoranze di votare separatamente il loro candidato alla Comunità Montana
-Non è vero che avrebbe accusato il suo predecessore di nefandezze...
-Non è vero che avrebbe indicato lui nelle pale eoliche la causa della caduta dell'amministrazione ("causa" che gli è servita molto per vincere ma che poi non è stata sufficiente per evitare che venissero approvate dalla sua amministrazione)
-Non è vero che è stato querelato per minacce e diffamazione
-Non è vero che è iscritto nel registro degli indagati
-Non è vero che è stato ancora querelato da Grasso ancora per dichiarazioni rilasciate a Otto pagine
-Non è vero che ha accusato la Margherita di essere corresponsabile del commissariamento
-Non è vero che si era dichiarato contrario alle pale eoliche e che si sarebbe battuto insieme a farina per bloccarle
-Non è vero che esisterebbro “carte” (come le ha chiamate) comprovanti diretta corrispondenza con lla società eolica
-Non è vero che esiste un esposto-denuncia (caso Giannina sfrattata..ad horas..)
-Non è vero che avrebbe bloccato illegittimamente l’erogazione del reddito di cittadinaza a un cittadino
-Non sarebbe vero dunque nemmeno che è stato condannato dal magistrato Magistro del Tribunale di S.Angelo...
-Non sarebbe vero nemmeno che carabinieri e Guardia di Finanza siano andati numerose volte in Comune per sequestrare atti amministrativi e fare indagini..
-Non sarebbe vero che aveva detto che il segretario sarebbe stato part-time e invece lo ha tenuto a tempo pieno...
- Non è vero che abbia inaugurato la scuola nonostante la minoranza avesse segnalato..
-Non è vero che in aula consiliare ha dovuto far rivotare alla minoranza il loro candidato alla C.Montana (Grasso)
-Non è vero che abbia chiesto di far pagare il teatro alla Minoranza e non sarebbe vero nemmeno che ha dovuto poi restituirela somma pretesa.
-Non sarebbe vero nemmeno che tutta la parte finanziaria del Comune era gestita da lui, la moglie e un cugino (revisore dei conti) più un altro che fu nominato da lui stesso assessore alle finanze nonostante cugino di primo grado e inammissibile per Statuto e Testo Unico delle PA) (ma cadde il Comune e non assunse l’incarico..
-Non sarebbe vero nemmeno che pullman di elettori provenienti in massa dalla Svizzera, siano stati pagati anche dai candidati della sua lista
-Non sarebbe vero che suoi parenti sarebbero stati coiinteressati alla introduzione di pale eoliche nei loro terreni
- Non sarebbe nemmeno vero (come ha rivelato un altro capogruppo di minoranza Vito Donatiello, che un parente del sindaco ha percepito quote di affitto non spettanti perché il terreno non era il suo
-E non sarebbe vero, come ha detto più volte la consigliera Casciano, che tempo prima che cadesse l’Amministrazione, lui aveva organizzato un’incontro per “vedere come eliminare Casale dal ruolo di vicesindaco”.
-Non sarebbe vero nemmeno che ha chiesto l’inizio d’un procedimento su lettera anonima contro l’avversario di minoranza Grasso su una concessione edilizia che invece era regolare.
-Non sarebbe ancora vero che decine e decine di esposti denunce sono sui tavoli di Procura, Prefettura, Corte dei Conti, Guardia di Finanza, Carabinieri, Ministro degli Interni, Ministro della Giustizia e Presidenza della Repubblica.
-Non sarebbe vero che in aula consiliare abbia accusato due volte un architetto per fatti in alcun modo ricondubili a lui.
-Non sarebbe vero che abbia accusato anche un geometra per fatti non ricondicinili al suo incarico.
-Non sarebbe vero che la Corte d’Appello di Napoli abbia emesso sentenza contro i presunti diritti testamentari richiesti dal Comune.
-Non sarebbe vero che abbia fatto cadere una proposta degli eredi al fine di chiudere la vicenda
-Non sarebbe vero dunque che le spese legali hanno assunto proporzioni allarmanti (cosa che invece ha denunciato proprio il suo vicesindaco Farina)
-Non sarebbe vero che i responsabili dei servizi abbiano deciso recentemente (presente il sindaco) di non volere più la responsabilità (peraltro mai retribuita).
-Non sarebbe dunque vero che dopo la pubblicazione sul Corriere di questa notizia,il sindaco avrebbe fatto una sceneggiata ai dipendenti.
- E nemmeno vero sarebbe l’affermazione di dipendente comunale di Morra, che avrebbe raccontato di un’affermazione fatta da un amministratore, che spiegava la protesta dei responsabili del comune di teora,così:”Poiché si spendevano troppi soldi...si è deciso di togliere qualche responsabilie, almeno due...”
-Non sarebbe vero nemmeno che un dipendente comunale abbia espletato incarichi vietati dal testo unico
-Non sarebbe vero nemmeno che la convenzione fra Comune e Pro Loco sarebbe stata firmata (presente il sindaco) dal vicesindaco che contemporaneamente fungeva anche da presidente -protempore- della ProLoco e della quale è poi diventata presisente la moglie.
- Non sarebbe vero nemeno ..la storia dell’amministratore condominiale (Tiberio Cappuccio) che ha fatto esposto-denuncia per inadempienze relative a lavori abusivi effettuati nel sottotetto condominiale.

Si protrebbe continuare ancora, ma di fermiamo qui: per CARITA’ DI PATRIA ! (ma l'elenco continuerà ancora ).





Perchè l’imbecille
non sa di esserlo?

Dal Secolo XIX-Uno studio psicologico va alle radici dell’inconsapevolezza (di Francesco Collegni)
New York.-
E’ raro che Oriente e Occidente riescano a mettersi d’accordo su qualcosa, ma sugli “imbecilli” (ovvero chi non capisce i propri limiti) due dei più grandi pensatori della storia, Confucio e Socrate, la pensavano esattamente allo stesso modo.
Il primo sostenneva che coloro che non sanno in primo luogo non sanno di non sapere. Il secondo, molto più modestamente diceva di sapere di non sapere, il che stando a Confucio lo collocherebbe tra coloro che sanno.
E’ un po’ il comma 22 dell’incompetenza: più uno è incompetente meno si rende conto d’esserlo. E viceversa i più competenti sono coloro costantemente attanagliati dai dubbi della propria competenza. E per competenza si intende un po’ di tutto: dalla capacità di capire (intelligenza) a quella di fare.
Grazie a Confucio e Socrate la coscienza di questo aspetto della natura umana è patrimonio comune di tutte le grandi culture, per cui non giunge di sorpresa il risultato di uno studio svolto alla University of Illinois nel dipartimento di spicologia pubblica sulla rivista Journal of Personality and Social Psycology, che aveva come obittivo proprio quello di dimostrare che agli incompetenti quello che manca è soprattutto la competenza a valutare la propria (in)competenza o più in generale la competenza setssa.
Da un altro punto di vista gli incompetenti tendono a sopravvalutare in modo esageratamente grossollano le proprie abilità. E c’è di peggio. Quelli che fanno male le cose sono convinti di farle meglio degli altri, mentre chi le fa bene tende a sottovalutare le proprie capacità.
“La fiducia nei propri mezzi sembra venire dalla competenza o dall’incompetenza, commenta filosoficamente uno degli autori della ricerca , il prof Justin Kruger docente di psicologia.
E’ difficile valutare, dice, adeguatamente all’interno di noi stessi e gli altri in genere sono riluttanti a dircelo. Come dire “beata ignoranza”.
Lo studio della University of Illinois si è proposto di valutare la capacità autocritiche e autovalutative usando come soggetti sperimentali un gruppo di studenti universitari chiamati a risolvere problemi o a esprimere giudizi in tre aree: logica, grammatica, umorismo.
Il test sull’umorismo, chiaramente più soggettivo degli altri, ha usato i pareri di comici profesionisti come gruppo di controllo. In tutte e tre le aree dell’esperimento i risultati sono stati costanti: gli studenti con i risultati più bassi erano anche quelli che pensavano di avere fatto meglio. Quanto più bassi i risultati tanto più inflazionata era l’autovalutazione.
Il motivo per cui gli “imbecilli” erano convinti di fare bene dipende dal fatto che le abilità necessarie per la competenza sono le stesse richieste per riconoscere la incompetenza. Per esempio la capacità di scrivere un a frase grammaticalmente corretta è la stessa che consente di riconoscere una frase scorretta.
“Non solo gli incompetenti raggiungono le conclusioni sbagliate” conclude tristemente il dr Kruger “ma la loro incompetenza li priva della capacità di accorgersene”.
All’altro estremo della parabola, gli studenti con risultati superiori alla media tendevano a valutare%2